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CALCIO, QUALE FUTURO PER I GIOVANI?

Ci preoccupiamo molto di formare il calciatore, sin da giovane, ma forse perdiamo di vista il ruolo decisivo che abbiamo per la loro crescita, anche verso altre strade.

Siamo al termine di un altro anno calcistico e le società si apprestano a ragionare in merito alle possibili scelte sul futuro dei propri tesserati. Si parla di valorizzazione e bocciatura, competenze tecniche e fisiche del giovane calciatore in vista del passaggio alla categoria maggiore. Per questo vi voglio raccontare la storia di Federico, giocatore di una società dilettantistica, che un bel giorno ha deciso di interrompere il proprio percorso calcistico per... Ma andiamo con ordine e iniziamo dal principio. Federico ha sempre amato il calcio, lo ha sempre giocato all’oratorio e al campo, lo ha sempre sognato in guardandolo in tivù, giocato nelle partitelle con gli amici nel cortile e lo ha sempre vissuto con passione ed entusiasmo perché è sempre stato il suo sport preferito. Per questo s’è iscritto nella società del suo paese giocando ininterrottamente dai Pulcini fino ai Giovanissimi. Poche assenze in allenamento, se non per qualche malanno di stagione, poche assenze in campo dove dopo un inizio da giocatore di movimento, ha preferito dedicarsi alla vita da portiere, perché «più interessante e spericolata», in linea col suo carattere.

 

LA SCELTA CHE NON T’ASPETTI

Poi, poco prima del passaggio alla categoria Allievi, Federico ha deciso di interrompere il suo percorso calcistico. Nessun infortunio, nessuna scelta forzata della società, solo una piccola considerazione personale: non si vedeva bravo abbastanza da continuare a giocare anche negli Allievi. Non è stato un cambiamento vissuto in modo traumatico, la decisione è stata ponderata, giunta a seguito di riflessioni condivise con i genitori e con l’allenatore. Ma anche dopo questa decisione il calcio Federico oramai lo aveva nel sangue e in qualunque modo, per uno testardo come lui, doveva continuare a essere una parte importante della sua vita. Lo amava talmente tanto da non poterne più fare a meno, per questo un giorno ha deciso di appendere i guanti al chiodo per… imboccare il fischietto e diventare arbitro! Si avete capito bene: arbitro! Insolito vero? Però arbitrare gli dava la possibilità di continuare a vivere il suo sport preferito pur se in modo differente da quello tanto osannato in televisione e di essere ancora protagonista in campo. Per Federico è stato un passo importante nel corso del quale è stato accompagnato per mano e dalla famiglia e dalla società, a cui è rimasto molto legato tanto da rendersi disponibile per arbitrare tornei ed amichevoli.

 

UN PERCORSO CHE FA RIFLETTERE

Una storia come tante altre? Forse, ma che lascia spazio a numerosi interrogativi: è possibile immaginare che un ragazzo che ami il calcio possa scegliere di continuare a praticare lo sport preferito anche in un ruolo differente da quello di calciatore? È possibile che i genitori e le società collaborino per accompagnare il giovane calciatore in un percorso educativo, oltre che tecnico? Abbiamo mai pensato che quel bambino che a otto anni vediamo correre in campo in un futuro non troppo lontano possa diventare un allenatore? Ci siamo mai interrogati sull’importanza di formare giovani allenatori o dirigenti, oltre che calciatori? La storia di Federico ci ricorda che fare sport non è solo un atto motorio che porta ad un benessere psicofisico, ma è anche un percorso educativo che accompagna a vivere l’età adulta in modo responsabile e autonomo. Lo dimenticano talvolta i dirigenti che impostano selezioni precoci senza considerare i reali bisogni dei bambini, lo dimenticano i genitori che non si affidano alle società sportive per creare un rapporto di fiducia e collaborazione, lo dimenticano purtroppo i ragazzi soffocati da troppe aspettative. Per fortuna c’è Federico e la sua storia, che ci aiuta a ricordare…e non possiamo che ringraziarlo!

 

Leggi gli altri post a cura di Christian Botturi e i suoi collaboratori

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