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CALCIO: COME SI SCEGLIE UN ALLENATORE

L’istruttore di settore giovanile è figura chiave della società, il regista della crescita dei calciatori. I principi e i criteri da valutare.

In questo periodo della stagione, a cavallo fra quella terminata e quella futura, il responsabile del settore giovanile è alle prese con la definizione di numerose strategie in vista della prossima avventura.

  • La logistica (campi allenamento e organizzazione trasporti).
  • L’organizzazione generale (ordine kit sportivi, nuove iscrizioni, convocazioni di inizio anno).
  • Il marketing (valutazione di nuove iniziative extra campo a supporto di potenziali sponsor).
  • L’aspetto tecnico (formulazione rose squadre e staff tecnici).

Il punto strategico è comunque la scelta dell’allenatore, regista indiscusso che dovrà coordinare gli attori protagonisti dell’annata calcistica, cioè i ragazzi. Probabilmente questo aspetto, per molti dirigenti, non rappresenta la priorità assoluta. Spesso si valuta l’allenatore in base ai risultati o al piazzamento in classifica ottenuti nella precedente stagione, dimenticando la mission del settore giovanile, cioè quella di formare più giocatori possibile per la prima squadra.

 

COME SI SCEGLIE L’ALLENATORE?

La prima vera considerazione da fare sui tecnici, invece, è sulla rosa che è stata affidata loro all’inizio dell’anno e il precedente percorso dei calciatori. Successivamente si valutano i miglioramenti individuali e quelli collettivi di squadra. A seguire, i risultati (per l’attività agonistica, il confronto tra il girone di andata e ritorno mentre per l’attività di base la valutazione della gestione dei tornei post campionato) e l’eventuale numero di ragazzi che hanno abbandonato l’attività o chiesto la cessione temporanea per incompatibilità col tecnico stesso.

Personalmente credo nella specializzazione dell’allenatore in base alla categoria. Ne esistono alcuni predisposti a lavorare solo nell’area dell’attività di base e altri solo in quella agonistica. Apprezzo lo sforzo di molti ad adattarsi in una fascia d’età mai seguita, ma credo che ogni allenatore abbia un taglio, nel suo dna calcistico, che si confà maggiormente a una determinata fascia d’età.

OBIETTIVI E METODI DEI TECNICI PER CATEGORIA

Pulcini. L’istruttore deve elogiare e incoraggiare continuamente, soprattutto di fronte all’errore, ponendosi alla stessa “altezza” del bambino. Il principio generale è quello di farli giocare, senza specializzazione precoce ai ruoli.

Esordienti. Deve essere uno “spirito guida”, per il ragazzo e per la famiglia, abile a tirar fuori tutte le qualità del giocatore del quale deve essere punto di riferimento. Metodologicamente deve variare molto gli esercizi e avere tanta pazienza.

Giovanissimi. Il tecnico deve essere comprensivo e riconoscere la fase delicata della crescita dei ragazzi, a livello sia auxologico sia caratteriale, e porre, con chiarezza, gli obiettivi da raggiungere.

Allievi. Deve aiutare i ragazzi a diventare adulti e uomini, risultando disponibile nel dialogo interpersonale, toccando anche argomenti che possono uscire dalla sfera sportiva. La preparazione calcistica comincia ad avvicinarsi a quella dei “grandi”.

 

PASSIONE PRIMA DI TUTTO

La caratteristica distintiva del vero allenatore del settore giovanile è la passione per il calcio. Chi decide di allenare i giovani deve essere mosso da questa grande energia, perché si tratta di un’attività solitamente sottopagata. Le società generalmente nel bilancio orientano più fondi per le dinamiche della prima squadra e il lavoro viene svolto, nella maggior parte dei casi, in situazioni di disagio, quali:

  • assenza di strutture adeguate;
  • assenza del materiale “di base” (per esempio il rapporto calciatore pallone 1 a 1);
  • gruppo numericamente troppo elevato, non omogeneo e assenza di un aiuto sul campo.

La miglior medicina per affrontare questo delicato impegno è la passione, l’energia che serve per superare le delusioni e le difficoltà della stagione! A volte, una pacca sulle spalle da parte del responsabile del settore giovanile, dopo una sconfitta, vale più di un rimborso spese che, magari, è inferiore a quelle sostenute.  Chi decide di allenare deve sentirsi uno “special man”, che ha il compito arduo di svolgere diverse mansioni, spesso orientate non tanto al futuro atleta professionista, ma a quello sportivo e appassionato della società.

 

Leggi gli altri post a cura di Christian Botturi 

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