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ALLENIAMO I CALCIATORI IN SITUAZIONE

Al giorno d'oggi non si punta più solo sulla ripetizione del gesto tecnico o atletico per acquisirlo, ma anche sulla messa in situazione per apprendere il dove, il quando e il perché eseguirlo.

Gli ultimi studi sulla preparazione atletica del calciatore sono stati orientati soprattutto a scomporre e analizzare i suoi gesti. Tutto quello che si credeva potesse permettere di migliorare la prestazione è stato valutato in profondità per capirne le dinamiche. Se parliamo di tecnica pensiamo al tiro in porta, a come è stato scomposto il gesto nelle sue fasi essenziali per ricostruirlo, allenandolo segmento per segmento indipendentemente dal giocatore e dalle situazioni di gioco. Per ciò che riguarda la componente atletica tante volte ho sentito frasi generiche del tipo… “Bisogna correre molto perché per la maggior parte della partita il calciatore corre senza palla” oppure “Se corriamo più degli altri vinciamo”, e ancora “Oggi eravamo poco brillanti”. Io non condivido questo tipo di approccio. La vedo da un altro punto di vista. Ci siamo mai chiesti perché in partita si corre? Perché in alcuni momenti camminiamo, in altri corriamo e in altri ancora cambiamo intensità? Quando si compiono sprint? Quando si effettuano i cambi di direzione? Accelerazioni?”.

 

CAPIRE PER DARE RISPOSTE

Se non l’abbiamo ancora fatto, proviamo a porci queste domande, siamo ancora in tempo. L’obiettivo è quello di dare ai nostri giocatori la possibilità di esprimere la loro massima intensità? Non perseguiamolo somministrando High Intensity Interval Training (una forma avanzata di Interval Training, ad alta intensità) o la Rsa (Repeated Sprint Ability). Proponiamo situazioni di gioco nelle quali apprendiamo quando, dove e perché compiere un gesto o un movimento, anziché costringerli a eseguire, in quantità, solo attività fondate sul come. Recentemente la tecnologia ci è venuta in aiuto con lo studio della potenza metabolica, ossia l’energia spesa nell’unità di tempo che è data dal costo energetico per la velocità. È stata utilizzata anche la match analysis, utile nel dare un valore ai movimenti di ciascun giocatore, ma col tempo ha perso interesse ai nostri occhi poiché non tiene conto della qualità del movimento stesso. Si è cominciato a usare, allora, i Gps che consentono di misurare proprio questo aspetto. Come? Valutando accelerazioni e decelerazioni, e rapportandole, per numero e intensità, a quelle espresse mediamente in una partita, in funzione dei ruoli. Sono stati ricavati dati dalla misurazione di centinaia di incontri, che hanno fornito sicuramente indicazioni interessanti, però…

 

UN CALCIATORE NON SI MUOVE SECONDO UNA SEMPLICE RELAZIONE CAUSA EFFETTO

Il mio giocatore deve rispecchiare i valori fisici medi del suo ruolo o deve interagire efficacemente con i compagni, rispettando i principi di gioco collettivo? È sufficiente rispettare parametri quantitativi per garantire una prestazione adeguata nel contesto della propria squadra? Per troppi anni si è considerato l’apprendimento motorio e l’individuo in modo semplicistico, deterministico e lineare. Ciò ha portato a pensare all’organismo umano e al suo comportamento sul campo come un insieme di componenti che rappresentano solo relazioni causa effetto o stimolo risposta. Ma è possibile secondo voi considerare un uomo come un computer composto da un software e da un hardware?

 

LA SOMMA DELLE PARTI

L’uomo è un sistema, un tutto, differente dalla somma delle sue parti. Dissezionando un organo umano possiamo capirne la struttura, ma solo dandogli la vita possiamo comprendere come funziona. Le caratteristiche essenziali di un organismo, o di qualunque sistema organico vivo, non sono altro che proprietà del tutto, emergono dall’interazione dei suoi sottosistemi. Le caratteristiche essenziali sono attributi che i singoli organi non posseggono se analizzati fuori dall’insieme. Non solo, ogni organismo è un sistema aperto, che necessita di un costante flusso di materia ed energia proveniente dall’ambiente circostante e tende all’homeorhesis (ossia al mantenimento della dinamica negli scambi), un’evoluzione rispetto la classica concezione di omeostasi dove l’equilibrio è statico. L’homeorhesis lo prevede dinamico, influenzato inevitabilmente dal tempo, il quale ne determina un continuo mutamento.

 

UN AIUTO DALLA TEORIA DEI SISTEMI

La teoria dei sistemi ci fornisce un altro fondamento teorico importante e comune al gioco del calcio: la teoria della complessità, la quale è fondata su alcuni principi generali.

 

La globalità: un sistema si può comprendere solo osservandolo in forma macroscopica e non scomponendo e analizzando ogni elemento e ogni funzione a sé stante.

L’incertezza, l’imprevedibilità: il comportamento di un sistema complesso non può essere previsto poiché dipende dall’interazione tra il contesto e le caratteristiche dell’individuo, e dalle condizioni iniziali di un’interazione.

L’interdipendenza: il funzionamento di ogni elemento dipende dagli altri e qualunque modificazione sull’uno influenza il tutto. Essi non sono isolati, ma sempre relazionati con il livello che lo precede, quello che lo segue e l’ambiente circostante.

L’affioramento spontaneo: dalle interazioni tra gli elementi isolati emerge un sistema il cui risultato è più della semplice somma fra le parti.

Figura 1: esercitazione integrata

ATTENTI ALLA PROSPETTIVA

È una follia pensare di crescere calciatori sviluppando, a sé stante, ogni componente tecnica, tattica, condizionale e psicologica, poiché si perde di prospettiva.Occorre proporre contesti in cui i ragazzi possano migliorare o ottimizzare l’interazione tra le quattro strutture sopra elencate, seguendo un metodo integrato. Se questa è la filosofia di allenamento da sposare è inevitabile che il ruolo del preparatore vada rivisto. Se il giocatore è un unità complessa indivisibile, perché fare allenamenti in cui si sviluppa solo la condizione atletica? 

Figura 2: altre due proposte integrate

Proponiamo attività con l’obiettivo di migliorare le capacità del giocatore di rispondere in modo adeguato agli stimoli complessi del calcio (alcune semplici esercitazioni in figura 1 e 2). Consideriamo gli aspetti con e senza il pallone. Chiediamoci allora, e torniamo alla domanda principale, quando e perché il giocatore debba sprintare, decelerare, cambiare direzione, essere in contatto con avversari… in funzione del proprio ruolo e del modello di gioco della squadra.

 

Scritto in collaborazione con Gianluigi Ghia

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