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SAPETE ASCOLTARE E OSSERVARE I BAMBINI?

Il compito dell’allenatore consiste nel far emergere le doti del piccolo calciatore o farlo giocare secondo le proprie idee? Gli lasciate spazio o volete guidarlo?

Simone Susio, co-autore del post.

Immaginiamo un dialogo che sui campi di allenamento si sarà svolto migliaia di volte.

Bambino: “Mister posso fare l’attaccante?”.

Risposta mister: “No, tu fai il centrocampista perché sei troppo lento per fare la punta”.

Bambino: “Ok! Ma… mister posso giocare a destra, anche se sono mancino, che mi trovo meglio?”

Risposta mister: “No, perché voglio che quando arrivi sul fondo metti i cross di prima intenzione”.

Bambino: “Ok mister. Ma posso divertirmi in campo?”.

 

IMPARIAMO A CONOSCERLI

Quante volte i piccoli calciatori chiedono agli istruttori la possibilità di scegliere il proprio ruolo in campo e quante volte quest’ultimi hanno cercato di semplificare utilizzando risposte di natura prettamente tecnica? Con i piccoli atleti dai 6 ai 12 anni, invece, è importante fermarsi per capire quale risposta può essere adeguata: non è semplice e per farlo dobbiamo conoscere i bambini che alleniamo. Proprio per questo l’osservazione diventa uno strumento prezioso nelle mani del tecnico. Osservare ci permette di scoprire le caratteristiche dei piccoli atleti: i bisogni, le risorse, le difficoltà e solo così possiamo proporre un percorso di formazione ad hoc e costruire un progetto individualizzato che aiuti il bambino a essere il giocatore che “può diventare”. Non quello sognato e utile allo schema del mister, ma quello che esprime le sue capacità, le sue doti tecniche, il suo modo di stare in relazione con gli altri, di essere leader…

 

Domanda mister: “Ok… ma cosa dovrei fare? Guardarli dalla panchina a braccia incrociate senza insegnargli niente? Sono lì per imparare, i genitori li mandano per quello… come lo spiego alla società?“

Non è una brutta idea! Rispondo nei corsi di formazione: il ruolo dell’allenatore di settore giovanile richiede talvolta di essere bravi “attaccanti” in grado di “smarcarsi” in modo efficace da una richiesta prettamente tecnica e mettersi in discussione nel condividere e ascoltare i bisogni degli atleti al fine realizzare uno splendido gol di squadra. Quale fine potrebbe avere un istruttore se non comprendere e monitorare le fasi di sviluppo cognitivo, relazionale e tecnico dei bambini e costruire attività o esercitazioni in cui il dialogo diviene uno strumento fondamentale per raggiungere l’obiettivo concordato?

 

Domanda mister: “Quindi dovrei lasciare libertà di scelta in allenamento?”

Un giocatore creativo porta emozioni vere in campo! Il calcio consente di mettere il bambino a proprio agio poiché attraverso il gioco gli permette di apprendere, sperimentando per errore, e di conoscere se stesso. L’istruttore preparato deve avere lo sguardo “allenato” e osservare durante il gioco le azioni in cui il giovane atleta manifesta le proprie competenze al fine di comprenderne i bisogni e le difficoltà per supportarlo in un percorso di crescita tecnica ed educativa. Vi è l’obbligo morale – nel ruolo di tecnico del settore giovanile – di promuovere e facilitare lo crescita del bambino, offrendo il proprio supporto al fine di agevolarne lo sviluppo cognitivo, motorio ed emotivo…

 

Domanda mister: “Quindi non intervengo mai durante l’allenamento?”

Osservare e lasciare libertà di movimento in campo al bambino, qualora esprima soluzioni efficaci rispetto all’obiettivo del gioco dato, permette all’allenatore di annotare, in una griglia di osservazione personale, i bisogni e le competenze specifiche che contraddistinguono il piccolo calciatore e valutare quali siano le situazioni di crisi in cui è necessario intervenire. È utile scrivere sul taccuino del mister competenze tecniche e relazionali quali: comunicazione efficace, saltare, correre, dominio della palla, 1 contro 1 e… potrei arrivare in fondo al taccuino.

 

Domanda mister: “Ma a cosa servono queste informazioni?”

A osservare è allenare! Guardare il bambino durante il gioco permette di ricavare informazioni utili per comprendere le linee di miglioramento di alcuni processi mentali del giovane atleta (ad esempio la capacità di attenzione permette al piccolo calciatore di essere maggiormente efficace per segnare in area durante una palla vagante) o per creare attività di gioco costruite su differenti obiettivi di lavoro: migliorare la competenze di leadership (ideando esercitazioni e partite ad hoc) o indagare le competenze empatiche e di aiuto durante le situazioni di difficoltà negli intervalli… Allenare, con la A maiuscola, significa anche crescere giocatori veri.

Con la collaborazione di Simone Susio.

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