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IL CALCIO IN PERÙ

Il reportage di Ivano Maiorella da una delle nazioni sudamericane nelle quali c'è grande fermento. Fra la strada e le prime scuole organizzate dai grandi club esiste un calcio che cresce.

La religione che incarna il calcio in Perú è di tipo profetico: qualcosa succederá, un popolo in attesa, Perú campione. Quando? Chissá. Sinora la Selección non ha un palmares degno del popolo che la sostiene: due vittorie in Coppa America (1939 e 1975) su 35 edizioni disputate e quarti di finale come miglior piazzamento nei Campionati del Mondo (1970 e 1978), nelle quattro volte che ha partecipato alle fasi finali. Forse la religiosità è proprio nel fatto di credere nel dio calcio, prima ancora che nei calciatori della Selección. Sempre pronti a tradire la causa per una birra in piú o per una bella donna: pronti, insomma, a "sensualizzarsi", cioè a concedersi lussi e mollezze di casta, una volta raggiunto il successo. La definizione è di Vargas Josa, scrittore che piú di ogni altro ha raccontato odio e amore per il suo paese e per la sua classe di potere, politici e calciatori. Proprio i politici - e i calciatori, per similitudine - sarebbero inclini a "sensualizzarsi", a tradire le aspettative.


LA STRADA, LÀ DOVE NASCE IL CALCIO
Il luogo dove il calcio fanatico e quello religioso si incontrano è la strada. Contrasti e colori, musica e silenzio del deserto, magia che diventa realtá, nelle famiglie e nelle chiese. Il calcio di strada è capace davvero di fare i miracoli, di arricchire i poveri e di poter assicurare il riscatto. Sotto forma di chico della famiglia che promette bene con la palla tra i piedi e un giorno diventerá sicuramente un campione. Come è successo per Farfan, che ha iniziato nei campi polverosi di Villa El Salvador (foto 1)

Foto 1

AGLI ITALIANI CHIEDONO COME GIOCA LAPADULA

I poveri possono diventare campioni di calcio e possono far sognare. I ricchi no. Nel Perú di oggi, un paese in evidente progresso, la distanza tra chi è ricco e chi è poverissimo è ancora molto profonda, come quella tra quartieri dei benestanti e quelli delle "invasion" nella colline circostanti. Il calcio di strada avvicina queste distanze. Da un paio d'anni due club europei hanno a Lima un loro vivaio-scuola: una è il Barcellona, l'altra è il Milan. Presto ne aprirà uno juventino, squadra estremamente popolare quaggiù. Per ora il tricolore sventola grazie a una Accademia di futbol rossonera: per 170 euro c'è la possibilitá di due mesi di attività piu un kit ufficiale, borsa e divisa. Sará un caso, ma in questo momento il calciatore italiano piú famoso in Perú è Lapadula. Quí è una specie di oggetto misterioso e tutti ti chiedono come gioca. Per trovarne uno altrettanto noto, occorre andare molto indietro nel tempo: Baggio, Paolo Rossi, Dino Zoff.

 

DALLA POZZOLANA AL SINTETICO
Ogni squadra tra le maggiori di Lima ha la sua Accademia di calcio in tutti i quartieri, vivai dove è facile incontrare ragazzini e ragazzine che giocano insieme (foto 2).

Foto 2

L'attivitá prosegue senza sosta in campi di pozzolana o in sintetico, strappati per forza al traffico e alla polvere. Ogni barrio di Lima ha una una propria Lega e organizza un campionato diviso in tre categorie: minores sino 18 anni, libre sino a 35 anni e master over 35, al quale partecipano anche intere famiglie. Poi c'è un campionato distrettual, che raccoglie vari quartieri. Ma la musica del calcio di strada è soprattutto quella delle periferie e delle colline nate dalle invasioni nei dintorni di Lima. Si alternano spiazzi polverosi con pali improvvisati per le porte, spuntoni di ferraccio sverniciati che si mischiano agli spuntoni delle case mezze costruite e mezze no. Qui si gioca e basta, tutti contro tutti o si gioca a Pichanga: due squadre di ragazzotti si affrontano e la posta in palio è mezzo sol, venti centesimi. E il mito del calcio finisce in una latta di birra. Non è un caso se la squadra campione del Perú si chiama Cristal, come una delle piú note marche di cerveza.

 

Leggi la prima parteLeggi gli altri post a cura di Ivano Maiorella

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