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SPORT E SOCIALE: IL “CALCIO CAMMINATO”

Inventato in Inghilterra si sta radicando anche da noi, perfetto per gli over 50 rappresenta un nuovo modo di divertirsi a rischio zero di salute e fatica.

Chi di voi non le ha provate tutte per improvvisare una partitella qualsiasi, alle medie, al liceo e anche dopo? Soprattutto dopo? Questione di amori sfrenati. Provate tutte per far giocare tutti: squadre bilanciate, conte pilotate, portiere volante e persino porte su misura. Come racconta Santino di Messina, oggi cinquantacinquenne che rimpiange i tempi in cui realizzava… «i pali delle porte coi libri di scuola e non erano mica entrambe della stessa lunghezza, erano lunghe in proporzione alla “grossezza” del portiere». E l’altezza? Quella è sempre stata immaginaria.

 

DIVERTIMENTO E NIENTE SFORZO

E già, perché di modifiche regolamentari il gioco del calcio – o meglio, del “pallone” – ne ha subite infinite, con l’unica regola aurea che nelle partitelle di strada era quella dell’autoarbitraggio. Oggi, di fronte all’ennesima variante creativa, quella regola diviene invece impraticabile. E sì, perché il calcio camminato, o walking football, che in poco tempo ha cominciato a incuriosire anche in Italia, sembra poter rinunciare agli scatti brucianti e adottare un ritmo rallentato, sembra poter ovviare alla corsa col passo veloce. Ma dell’arbitro no, proprio non se ne può fare a meno. Spetta a lui, infatti, sanzionare il fallo “di movimento”, ovvero fischiare una punizione agli avversari quando qualche giocatore cede e al passo sostituisce la corsetta. Proprio come avviene nella marcia. Il walking football è nato in Inghilterra (poteva essere altrimenti?) cinque anni fa. Si sta diffondendo a macchia d’olio in tutti quei paesi dove la febbre da calcio è alta. Attecchisce prevalentemente tra persone over 50, consapevoli di cercare il divertimento e la possibilità di muoversi e divertirsi, prima ancora che la vittoria a tutti i costi.

 

SOCIALITÀ E SALUTE

Una strategia per promuovere la salute e la socialità: non a caso questa attività è proposta dall’Uisp ed ha avuto a Bologna ed Aosta le prime sperimentazioni. E sì, perché «la fatica è poca ma il divertimento tanto», dice Umberto Molinari, profeta di questa attività nel capoluogo emiliano. Ad Aosta l’esperimento sportivo è andato a buon fine grazie a due squadre miste da sei giocatori (quattro uomini e due donne) che lo scorso maggio si sono sfidate grazie a Giuseppe Ciancamerla, presidente de "Les Amis du Coeur". Prove generali, insomma, di una attività che promette di spopolare: «Il nostro obiettivo è attivare in alcune città pilota un campionato ad otto squadre – dice Alessandro Baldi, responsabile nazionale del calcio Uisp - con la possibilità di una fase finale tra le squadre vincenti delle città. L’attività potrebbe svolgersi nei mesi più freddi in palestra o al coperto, e nei mesi caldi, all’aperto. Gli incontri saranno diretti da arbitri ufficiali, sensibilizzati su aspetti biomedici in grado di prevenire possibili traumi e preparati tecnicamente per far rispettare le regole».

LE REGOLE DI GIOCO

Parlando di regole, eccone alcune. La regola ferrea del calcio camminato è che al minimo accenno di corsa, l’arbitro ferma il gioco e dà un calcio di punizione agli avversari. Mentre è pronto a chiudere un occhio di fronte al passo svelto. Rispetto alla versione originale del calcio, ce ne sono alcune studiate ad hoc per evitare infortuni e garantire pari opportunità anche a chi possiede difficoltà motorie, come ad esempio che la palla non può superare l’altezza della vita, 1.50 m circa, e che non si può intervenire in scivolata o con irruenza. Le altre regole del calcio camminato sono: due tempi che possono variare dai 15 ai 20 minuti e campo con dimensioni di quello da calcetto. Si gioca sei contro sei con il portiere.

 

 

IL PALLONE COMPAGNO DI VITA

Camminare dietro a un pallone, una sorta di "disobbedienza civile" alle leggi del football che sarebbe riuscita bene al teorico del vagabondaggio come strategia di vita, Henry David Thoureau che nel 1851 scriveva: "Alcuni non camminano del tutto, altri camminano lungo le strade maestre, pochi attraversano i campi" (Camminare, 1991, Mondadori).  Si riferiva alla gioia di attraversare i campi di valli e colline. Ma era il 1851 e i campi di calcio come li conosciamo oggi li avrebbero inventati dieci anni dopo. Oggi l'ennesima invenzione: la gioia di camminarci sopra e di giocare a pallone, godendone, per tutto l'arco della vita. Non la formula dell'eterna giovinezza che non esiste ma la libertà di invecchiare senza perdere il gusto di un giovanile e sfrenato amore.

Leggi gli altri articoli a cura di Ivano Maiorella e dell'Uisp

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