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LA TECNOLOGIA NON SOSTITUISCE IL LAVORO SUL CAMPO

Analisi video, app e droni allettano gli allenatori: utilizzateli a supporto del vostro lavoro, ma ricordate che solo in situazione si cresce davvero.

Recentemente il mondo della comunicazione ha vissuto una rivoluzione, legata alla tecnologia, che ci consente di accedere a una grande e istantanea quantità di notizie, informazioni e servizi direttamente da telefonini e tablet. Nel calcio siamo addirittura arrivati al drone, utilizzato per filmare e analizzare i movimenti dei giocatori, dei reparti e della squadra nel suo insieme. Mi sono posto una domanda: sapremo noi allenatori cavalcare correttamente questa grande onda tecnologica? Credo e spero di sì, se sapremo farlo in modo utile e intelligente, altrimenti verremo sopraffatti e il nostro insegnamento perderà di qualità. Da tecnico ho sempre pensato che vedere una partita in televisione o su un tablet sminuisca il gusto di farlo e limiti la profondità di lettura della stessa. La telecamera è solita seguire, ossessivamente, solo la palla: non si ha la libertà di vedere, cogliere e valutare tutti i dettagli dei movimenti d’insieme che il gioco genera nel suo divenire. Ho constatato anche che moltissimi allenatori, a tutti i livelli, utilizzano i video come la panacea dei loro problemi, quasi pensando che possano sostituire il lavoro sul rettangolo di gioco, come se il “mister di campo” fosse superato.

 

LA TECNOLOGIA AIUTA, NON SOSTITUISCE

Io credo che la tecnologia serva come completamento del lavoro di raccolta di informazioni, che debba essere usata per finalità ben precise e non certo in sostituzione dell’attività sul campo. Mi sorprende constatare come certi tecnici, e vi garantisco che accade, usino mostrare ai loro giocatori partite e filmati di avversari, movimenti provati in allenamento dal taluno o dal tal altro, senza entrare sul campo nel merito di ciò che si vuole insegnare e sperando che i ragazzi imparino semplicemente guardando. Dovremmo, quello sì, utilizzare le analisi video per rimarcare e mettere a fuoco gli atteggiamenti positivi e le situazioni affrontate correttamente, per mostrare gli errori che si commettono, sia singolarmente sia collettivamente, i difetti degli avversari e come sfruttarli. Un’attività, però, che deve essere solo propedeutica a quella sul campo: lì si rafforzano le abilità acquisite o si correggono gli errori, e lo si fa mediante l’allenamento. La tecnologia può essere utile anche per programmare sedute, studiare, organizzare e archiviare esercitazioni. Le idee, le esercitazioni, i concetti, i movimenti però, non possono essere sostituiti da semplici osservazioni a video. Bisogna provare e riprovare, per percepire i miglioramenti e metterli materialmente in pratica con coraggio, lavoro e sudore, sia individuale sia collettivo. Allenare vuol dire incidere, progressivamente, sugli aspetti di gioco della propria squadra. Stare sul campo è un’attività creativa, dinamica che genera riflessioni, dubbi, domande, risposte e quindi miglioramenti. Il tecnico deve pensare (saper fare), sapere cosa migliorare (saper far fare) e sapere dove vuole arrivare. Sul campo si deve correggere e modificare le attitudini sbagliate e, se necessario, anche improvvisare e inventare. Il mister deve guidare i giocatori attraverso gesti, parole, incoraggiamenti e atteggiamenti, oltre a dettare i tempi e i ritmi sia dell’allenamento sia della partita. In pratica giocare con i propri calciatori, perché la parola migliore per definire l’allenamento è gioco. E solo tramite quest’ultimo imparano e migliorano.

Il Napoli utilizza il drone per l'analisi degli allenamenti: un esempio in cui si fondono la qualità del lavoro dentro e fuori del campo.

PER CRESCERE SERVONO LAVORO E IDEE

Oggi si può solo crescere per innovazione (idee e messa in pratica) e non per imitazione. Solo in tal modo si può diventare credibili e imprevedibili. L’allenatore è passato, negli anni, attraverso momenti diversi: dall’eclettismo, al collettivo, alla duttilità. Ora è nell’era della tecnologia che però non esclude l’intelligenza, perché per un tecnico è essenziale sapere cosa e come insegnare, adesso come ieri. Ogni mister, di qualsiasi livello, deve avere come linea guida base della sua attività la crescita e deve sapere che il miglioramento della sua squadra passa attraverso la cura dei dettagli e dei particolari sviluppati non sullo schermo di un tablet, ma sul campo di gioco.

 

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