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ALLENARE IL CALCIATORE AL RISULTATO

Dal calcio insegnato analiticamente al situazionale: formiamo il calciatore anche all’efficacia e al risultato.

Nel calcio il processo di allenamento è passato dall’empirismo del tecnico negli anni ottanta, quando veniva privilegiato il concetto analitico, all’insegnamento - apprendimento dei giorni nostri, che segue due grandi direttrici: analitica e situazionale. La prima è basata sulla parte tecnico - tattica del calcio, frammentata in una serie di elementi presenti in forma isolata e distribuiti nel corso della partita. Questa sarà sempre la base dell’apprendimento delle prime e più importanti nozioni di calcio, il patrimonio da insegnare nelle prime fasce d’età.  La seconda, ”situazionale”, si basa su una minuziosa analisi di ciascuno degli elementi complessi presenti nella gara e prevede gradualità degli interventi dell’allenatore nel loro trasferimento al bambino, man mano che diventa ragazzo e poi adulto.

 

DAL SITUAZIONALE AL RISULTATO

Nel calcio attuale, solo per gli adulti, propendo per una terza fase: la ”conoscenza del risultato”. Essa racchiude tutto il susseguirsi di differenti gesti e situazioni da insegnare affinché il calciatore, nell’allenamento, acquisisca la totalità degli elementi che interessano il gioco e tutte le sue sfaccettature. Per “conoscenza del risultato” intendo la fusione fra l’apprendimento del proprio movimento correlato a quello dei compagni e degli avversari mediante tre meccanismi: percettivo, decisionale ed esecutivo. L’obiettivo è ottenere il “risultato” migliore in ogni singola situazione. Perché questa terza fase? Il metodo situazionale è fondato sullo sviluppo dei fattori che regolano l’esecuzione, che però non sono gli unici in una partita, anche se fondamentali e importantissimi.  Le nostre proposte, infatti, mirano a migliorare quest’aspetto nell’attività di base, perché da giovanissimi mancano la capacità di saper stare in campo, la visione di gioco e la partecipazione a tutte le fasi della partita. Ma il calcio odierno è diventato un sistema nel quale aspetti come capacità tecniche, coordinative, decisionali, tattiche e condizionali non possono vivere separate le une dalle altre.  Quindi, se riusciamo a metterli assieme nelle esercitazioni, con la presenza di avversari e compagni, otterremo un allenamento produttivo e uniforme alle tematiche di gara, risparmiando tempo e rendendo i nostri giocatori più bravi rispetto alla realtà che affronteranno in partita.

 

LE INDICAZIONI PRATICHE

Per questo non è più pensabile attuare dei dieci contro nessuno, anche se inizialmente utili per allenare la squadra su movimenti, concetti e distanze. In fase sia difensiva sia offensiva dobbiamo creare i presupposti per situazioni reali di gara, dove compagni e avversari determinano l’andamento del gioco. Quindi, dieci contro dieci anche passivi ma, per esempio, dislocati nei vari settori di campo: tutti nella metà campo difensiva, tutti nella metà campo offensiva, tutti a cavallo del centrocampo. Oppure dividendo i calciatori in diversi settori in modo che, anche se passivi, siano costretti ad affrontare differenti situazioni e a ragionare, sempre, in funzione dello sviluppo più corretto del gioco (un esempio di esercitazione in figura 1).

 

PARTITA A QUATTRO ZONE PER LAVORARE SU TATTICA COLLETTIVA E DI REPARTO

(clicca sull'immagine per aprire la scheda completa dell'esercizio)

Figura 1: clicca sull'immagine per aprire la scheda completa dell'esercizio

LAVORIAMO IN PROGRESSIONE

In seguito, in progressione, si può prevedere nove giocatori passivi e uno attivo, otto passivi e due attivi e così via. Il tutto, sempre, in differenti settori di campo e ricreando superiorità, parità e inferiorità numeriche a seconda degli obiettivi del tecnico.  È poi importante saper variare, in corsa, le situazioni di gioco in modo da costringere la squadra a riadattarsi mentalmente il più velocemente e correttamente possibile. Allenare, per esempio, gli attaccanti alla fase offensiva senza avversari, inizialmente, può essere una buona idea, ma poi ha senso continuare se non rappresenta le vere situazioni che si sviluppano in partita? Penso che opponenti che entrino a ostacolare l’azione passivamente o attivamente sia il prosieguo di lavoro più corretto. Lo stesso vale per i centrocampisti per i quali la gestione della palla è determinata dalla pressione avversaria, dal loro posizionamento, dagli spazi a disposizione e dalla capacità, poi, di “vedere” il campo e i movimenti dei compagni.

 

Leggi gli altri post e guarda le esercitazioni a cura di Angelo Pereni

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