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ECCO COME È CAMBIATO IL CALCIO

Dal possesso palla come dogma della costruzione si sta ritornando a prediligere la ricerca della verticalizzazione veloce e ficcante. È il calcio del futuro?

Come cambia il calcio e cosa si sta modificando nel gioco? Di sicuro si sta lentamente tornando a preferire la scelta della verticalizzazione veloce come prioritaria al possesso palla insistito (spesso per vie orizzontali) di consolidamento, quello pensato per far muovere l’avversario e aprirsi varchi utili per la conclusione. Il possesso, oggi, sta diventando non più il concetto esclusivo su cui si basa il calcio ma una necessità. Sta un po’ tramontando la, spesso cattiva, imitazione del Barcellona di Guardiola, nel quale il tiki taka era il solo credo. Dopo il gioco orizzontale fatto di passaggi brevi e di riferimenti precisi è diventato predominante lo spazio da liberare, da conquistare, da occupare. Un calcio più libero da vincoli, senza schemi ma che ha bisogno di più estro, di giocatori intelligenti, pensanti e meno ingabbiati negli ordini dell’allenatore.

 

VELOCITÀ DI RAGIONAMENTO ED ESECUZIONE

Il desiderio e la ricerca di qualità nel saper verticalizzare ha riportato al centro la velocità di pensiero ed esecuzione. Di conseguenza si richiede quindi un miglior utilizzo delle capacità tecniche nella gestione della palla, sia nel controllo guidato (tecnica situazionale) sia nella precisione e velocità dei passaggi (tecnica fondamentale), sia nella capacità di leggere le diverse situazioni, gli spazi, i tempi, i ritmi di gioco. È importante, comunque e sempre, l’uomo giocatore, con le sue qualità tecnico tattiche e la sua classe. Il bravo allenatore deve oggi ancor di più saper lavorare sulle energie fisiche dei suoi giocatori allo stesso modo di come si lavora sulla gestione della palla: la respirazione, la coordinazione, il pensiero tattico, la gestione dell'ansia… Però il corpo senza la testa non va da nessuna parte e il tecnico deve capire quando lasciarlo comandare e quando comandarlo lui direttamente.

 

IL PENSIERO HA SUPERATO L’AZIONE

Il possesso palla, anche fine a se stesso, ha aiutato molto a sviluppare le capacità tecniche e tattiche, a crescere costringendo il gruppo a pensare e prendere coscienza della squadra. È stata una grande evoluzione al pari di molte altre, ma come tutte destinata col tempo a perdere consistenza perché altri concetti che poi “si impadroniscono” della situazione di gioco costringono a cambiare pensiero e percorso. Non è una rivoluzione perché nel calcio come nella vita nulla si distrugge ma tutto si trasforma. È solo una nuova fase di adattamento nella quale diventa dominante il giocatore pensante, il pensiero ha superato l’azione: un ritorno all’individuo. Sarà curioso assistere all’evolversi questo cambiamento per capire se veramente diventerà il “nuovo” calcio e, nel tempo, valutarne i risultati.

 

 

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