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PUBALGIA: SE LA CONOSCI… LA CURI

Con questo termine si identificano 37 diverse patologie. Date le molteplici cause, occorre una diagnosi tempestiva e corretta per affrontare il problema.

La pubalgia dell’atleta, o groin pain se vogliamo utilizzare la terminologia anglosassone, rappresenta un tema di discussione piuttosto controverso, soprattutto per ciò che riguarda il suo trattamento terapeutico. È molto importante sottolineare l’enorme importanza di una corretta e pronta diagnosi. Solamente dopo averla raggiunta, infatti, è possibile instradare il paziente verso il tipo di trattamento appropriato, sia esso di tipo conservativo o chirurgico.

È di fondamentale importanza sottolineare il fatto che il termine pubalgia descrive solamente il sintomo – una sintomatologia dolorosa nella zona pubica – e non rappresenta una diagnosi. Le cause di un dolore in quella zona, infatti, possono essere suddivise in ben 10 diverse categorie che comprendono addirittura 37 differenti patologie (Omar e coll. 2008). Ovviamente, ognuna di queste cause d’insorgenza prevede un suo percorso terapeutico, chirurgico o conservativo, ben preciso. Cominceremo quindi in questo post un viaggio virtuale nel mondo pubalgia, esaminando velocemente, se non tutte, almeno le principali cause d’insorgenza del problema. Oggi affronteremo il tema inerente la tendinopatia dei muscoli adduttori.

 

LA TENDINOPATIA DEGLI ADDUTTORI

La tendinopatia dei muscoli adduttori rappresenta una delle più comuni cause di pubalgia, nell’atleta in senso lato e nel calciatore in modo specifico. In genere il tendine della muscolatura maggiormente coinvolto è quello relativo al muscolo lungo adduttore e il meccanismo d’insorgenza della tendinopatia è, di solito, correlato a un fenomeno di overuse (ossia di sovraccarico) che può essere contestuale a tutta una serie di situazioni collaterali. Le elenchiamo sinteticamente come segue:

  • il frequente passaggio da una superficie naturale a una artificiale che, di fatto, impedisce un consono adattamento neuromuscolare alla superficie stessa;
  • un errore nella gestione dei carichi di allenamento;
  • un eccessivo e repentino aumento del volume e dell’intensità dell’allenamento;
  • l’utilizzo di terreni pesanti o eccessivamente duri, come ad esempio i campi gelati nel periodo invernale;
  • l’utilizzo di calzature sportive inadeguate.

II muscolo retto addominale e il lungo adduttore presentano un’inserzione comune a livello della sinfisi pubica: come chiaramente visibile dalle due frecce (in giallo nella figura) le loro rispettive forze si esplicano in modo diametralmente opposto, verso l’alto quella prodotta dal retto dell’addome e verso il basso quella generata dal lungo adduttore. Una sofferenza di uno dei due muscoli può determinare un serio squilibrio della funzionalità della sinfisi pubica e l’insorgenza di una severa pubalgia.

In linea di massima la tendinopatia degli adduttori risponde bene al trattamento di tipo conservativo, e solamente in rari casi si deve ricorrere al trattamento di tipo chirurgico (Atkinson e coll., 2010 ; Robertson e coll., 2011). Tuttavia, occorre ricordare che l’adduttore lungo ha un’inserzione comune, a livello della sinfisi pubica, con il muscolo retto dell’addome.

Come visibile nell’immagine a lato, le forze espresse dai due muscoli sono esattamente opposte: il vettore della forza espressa dal retto addominale è infatti rivolto verso l’alto, mentre quello dell’adduttore lungo verso il basso. Ne consegue che una tendinopatia dell’adduttore lungo può squilibrare questo delicato gioco di forze a livello della sinfisi pubica, peggiorando notevolmente la condizione iniziale. In questo caso, si parla di sindrome retto-adduttoria, proprio a sottolineare il fatto che sia il retto addominale sia l’adduttore lungo sono implicati nell’insorgenza della pubalgia. A volte, seppur più raramente, avviene il contrario, ossia è una tendinopatia iniziale del retto addominale a squilibrare funzionalmente la sinfisi pubica. In ogni caso, il programma conservativo deve necessariamente essere incentrato sul riequilibrio muscolare dei due gruppi implicati.

 

ATTENZIONE ALLE LESIONI

Le lesioni del lungo adduttore come d’altronde quelle, seppur più rare, del retto addominale non debbono essere valutate solamente nella loro immediatezza. Al di là infatti della problematica funzionale immediata, tali tipi di lesioni possono causare, nel lungo periodo, uno squilibrio biomeccanico della sinfisi pubica e sfociare in una sindrome retto-adduttoria. Per tale motivo durante il loro percorso riabilitativo meritano un’attenzione particolare in tal senso.

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