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CALCIO: LE FRATTURE DA STRESS

Sintomatologia, clinica, diagnosi e trattamento di un infortunio non così frequente, ma da non sottovalutare.

Le fratture da stress sono normalmente causate da un sovraccarico funzionale reiteratamente applicato. Esempi lampanti vengono dalle specialità di fondo dell’atletica leggera, ma possono verificarsi anche tra i calciatori. Per ciò che riguarda il ginocchio, le fratture da stress possono interessare le sedi metadiafisarie esterna del femore e prossimale interna della tibia, del piatto tibiale e della rotula.

 

CLINICA E DIAGNOSI

La sintomatologia dolorosa è quasi sempre caratterizzata da un’insorgenza progressiva, direttamente correlata alla quantità di attività fisica svolta dall’atleta. Il dolore quindi aumenta d’intensità durante l’attività e generalmente sparisce con il riposo, anche se, in molti casi, può mantenersi, in maniera sorda, anche al termine dell’esercizio stesso. Spesso l’esame radiografico standard si rivela insufficiente. L’esame più specifico è costituito dalla scintigrafia ossea trifasica, che dimostra una sensibilità del 100%. Anche la Tomografia Assiale Computerizzata (Tac) e la Risonanza Magnetica Nucleare (Rm), seppur non nella totalità dei casi, possono portare a una corretta diagnosi.

 

TRATTAMENTO

L’atleta deve assolutamente essere tenuto a riposo per un periodo compreso tra le quattro e le sei settimane. Può essere talvolta consigliata la rimozione del carico, anche se l’immobilizzazione gessata non è generalmente necessaria. Particolarmente utile, al fine di accelerare i processi di riconsolidamento della linea di frattura, è la magnetoterapia. Ancor più interessante si rivela l’utilizzo di speciali ginocchiere che permettono di esporre l’articolazione a un campo magnetico costante. In alcuni tipi di frattura che, come nel caso di fratture trasverse della rotula, possono scomporsi, è indicato il trattamento chirurgico di osteosintesi.

 

RIABILITAZIONE E RITORNO ALL’ATTIVITÀ SPORTIVA

Il ritorno all’attività sportiva necessita di tempi lunghi, e comunque deve basarsi su controlli scintigrafici che permettano di stabilire con certezza il totale riconsolidamento della zona di frattura. Inoltre, a guarigione avvenuta, il piano di lavoro dell’atleta deve essere attentamente valutato ed eventualmente modificato, in modo tale da poter evitare eventuali recidive.

 

Leggi sull'argomento anche il post a cura del dottor Respizzi

 

Leggi gli altri articoli a cura di Gian Nicola Bisciotti e Piero Volpi

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