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CALCIO, GENITORI E FIGLI: PRETESE E ASPETTATIVE

L'esigenza ossessiva della perfezione, inclinazione di molti genitori che ricade sui figli, rischia di avere serie e dannose conseguenze nella crescita dei giovani.

Gli istruttori di scuola calcio spesso devono avere a che fare con piccoli calciatori sui quali gravano enormi aspettative da parte dei genitori. Ai tecnici spetta il compito, non semplice, di rassicurare ogni ragazzo o ragazza che quando si scende in campo la vittoria non è l'unico obiettivo di fare sport. Un giovane calciatore viene gratificato, indipendentemente dal risultato, se durante la sua prestazione riesce a esprimere al meglio le potenzialità fisiche e psicologiche di cui dispone.

 

NON TRASFERITE SU DI LORO LE VOSTRE INADEGUATEZZE 

I bambini spesso, alla fine della partita, tendono a cercare il conforto dei genitori: chiedono di sapere come hanno giocato. Il compito di mamme e papà è allora quello di dare ai piccoli una risposta serena e tollerante evitando giudizi eccessivamente rigidi dietro i quali si nascondono, spesso, le frustrazioni di noi adulti. Capita, per esempio,che il timore delle proprie inadeguatezze non riconosciute diventi critica delle stesse riscontrate nei figli. I genitori vanno istruiti, a meno che non sappiano già farlo, alla consapevolezza che i loro pargoli sono altro rispetto a loro, che spetterà ai ragazzi stessi scegliere cosa fare della vita. Solo così le aspettative di madri e padri non si trasformeranno in un mero e coercitivo dovere da adempiere.

 

EDUCARE È DIVERSO CHE… “AMMAESTRARE”

A volte i genitori non educano i figli ma li ammaestrano, li costringono (involontariamente) a perseguire ciò che loro si aspettano, soffocandone le iniziative. Alcuni, fra mamme e papà, pretendono un'ipotetica perfezione, pensano ai loro figli come infallibili. Se i bambini non lo sono e tradiscono l’illusoria aspettativa l’evento viene vissuto come una grande delusione. È il caso di quelle mamme che sgridano il figlio (che di solito a scuola ha tutti 10) perché ha preso 6. Sono genitori che si presentano come modelli di infallibilità: “alla tua età io già facevo questa cosa che tu non sai ancora fare!”. Questo vuol dire crescere un figlio mostrandosi troppo interessati al risultato senza tolleranza alcuna sul margine di errore. Comportarsi così trasmette ai piccoli che valgono per le loro performance, non per le qualità umane e affettive.  Il bambino che cresce in questo modo sarà un adulto che si troverà a confrontarsi con una interiorizzata e molto pretenziosa immagine genitoriale che lo porterà a non essere mai contento di sé stesso.

 

INIBIRE LE LORO EMOZIONI È DANNOSO

Comportarsi in questo modo inoltre inibisce, nel tempo, le emozioni. Chi subisce questo trattamento tende a cercare di evitare che possa esplodere la rabbia scaturita da un clima di restrizioni e quindi si difende dal provare il dispiacere di non essere amato per quello che è. Così il controllo delle emozioni gli garantisce di non essere capriccioso e deludente e lo porta alla creazione di una maschera: quella del bravo bambino. Questo atteggiamento genitoriale produce macchine senza sentimenti, bambini infallibili che sanno tutto a memoria, che a scuola sono perfetti, che al torneo giocato lontano da casa non stanno in camera con i compagni a fare baldoria ma rimangono da soli in camera perché devono andare a letto presto… “come fanno i calciatori veri”. Diventano bambini orientati a far vedere quanto sono bravi piuttosto che mostrare le loro emozioni ed essere quello che sono. Queste “macchinette” si devono confrontare costantemente con la paura di commettere errori e la sgradevole sensazione di non avere fatto mai abbastanza. La loro autonomia viene soffocata, il bisogno di esplorare il mondo pure… perché l’importante è essere quello che si aspettano i genitori.

 

LASCIATE CHE SI CREINO UNA LORO IDENTITÀ

I bambini, invece, hanno bisogno di provare più esperienze per capire chi desiderano essere, con quali adulti si vogliono identificare, con quali compagni si trovano bene, con quali gesti tecnici gli riesce meglio un’azione di gioco, con quali atteggiamenti possono evitare di sbagliare un tiro in porta e in che modo consolarsi da una sconfitta. I bambini hanno bisogno di sentirsi incoraggiati a conoscersi esplorandosi e non di sentirsi dire: "ma perché non hai tirato subito in porta invece di passare la palla?" o… "il tuo mister non capisce niente, al posto tuo farei come mi pare". Se si trasmette soltanto critica e senso di inadeguatezza un poco alla volta il fragile senso di identità di un bambino si frantuma, dando strada a insicurezza, sottostima e mancanza di autonomia. Gli adulti dovrebbero lavorare collaborando tra loro per dare libertà alla bellezza di far crescere i bambini per ciò che sono.

 

Leggi gli altri post a cura di Isabella Gasperini

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