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CALCIO: GESTIAMO LE EMOTIVITÀ PER ESSERE VINCENTI

Calciatori e allenatori hanno ciascuno aspetti interiori emotivi e affettivi propri. Per migliorarsi, nel calcio, bisogna conoscerli e accoglierli.

Noi psicologi dello sport, così come i conseulor, nel calcio diamo supporto a calciatori e istruttori per il miglioramento della loro performance. Proponiamo strategie comunicative e relazionali, oltre a tecniche volte a migliorare le capacità individuali. Sono attività efficaci che danno ottimi risultati, ma affinché i benefici siano duraturi nel tempo non si può investire soltanto su questo, come invece accade ai conseulor che, per formazione, non hanno le competenze per prendersi carico dell'emotività dei calciatori e degli istruttori, e di conseguenza per agire sulla stessa. Purtroppo a volte ci si dimentica che il terreno su cui si semina un insegnamento non è una tabula rasa. Impartire conoscenze, insegnare delle strategie efficaci è un po’ come far indossare un abito. A un allenatore per relazionarsi bene con la squadra o a un giocatore per affrontare con efficacia una partita non basta “vestirsi” da persona propositiva, positiva e collaborativa ripetendo tale proponimento come un mantra. Bisogna essere capaci di agire su ciò che sta dentro il “vestito”.

 

È IMPORTANTE CAPIRE PRIMA COSA ESSERE NON IL COSA FARE

Il nostro supporto deve essere tale da indurre allenatore e calciatore a conoscersi interiormente. Deve riuscire a farli investire sulle loro potenzialità e aiutarli neutralizzare i loro limiti accrescendone la serenità interiore. Scommettere non sul cosa fare, ma sul cosa essere: il cosa fare verrà da solo. Bisogna investire sugli occhi, sulla capacità di vedere, non sugli occhiali. Le strategie che si insegnano e che trascurano l'attenzione verso la personalità di chi sta “imparando” (come alcune tecniche specifiche come il training autogeno) sono utilissime ma rischiose sé non si tiene conto del patrimonio emotivo di ogni individuo. Se si somministra il training autogeno e non si ha una competenza clinica o una formazione adeguata si corrono grossi rischi. Nei casi sporadici in cui il giocatore abbia nuclei labili può essere per esempio indotto alla percezione della sensazione di levitazione. Se non si hanno gli strumenti per gestire una simile circostanza si possono creare seri problemi alle persone.

 

CONOSCIAMO E GESTIAMO LA COMPONENTE EMOTIVA

Suggerire delle strategie volte a favorire la comunicazione o a motivare adeguatamente una squadra, è come donare un bocciolo di conoscenza. Un bocciolo che germoglierà all’interno della persona al quale è stato donato. Nel calcio serve anche tener conto del contesto emotivo in cui tale bocciolo troverà terreno fertile. Un istruttore che si ripete "sii collaborativo, positivo, propositivo" ma che è cresciuto in un ambiente di privazione emotiva nel quale gli è stato insegnato a pensare solo a sé e a sentirsi squalificato, potrà essere leader e motivatore di una squadra? Lo sarà alla stessa altezza di un mister cresciuto in una famiglia collaborativa e abituato a godere del benessere interiore? Si deve investire sulla formazione affettiva. C’è bisogno di una “alfabetizzazione” emotiva che consenta di orientare istruttori e allievi a una maggiore conoscenza di se stessi senza andare a toccare le emozioni nel profondo. È questa una competenza delicata che va praticata con cura e attenzione attraverso l'uso di test proiettivi e di colloqui svolti da chi è formato per un'analisi della personalità.

 

CREIAMO COMPETENZE A LORO MISURA

C'è un terreno emotivo in ognuno di noi. Al di là dei buoni propositi mostrati alla fine di ogni corso dalle persone con le quali lavoriamo c'è poi una condizione realistica con la quale ognuno di loro fa i conti quando si trova di nuovo in campo. Bisogna fornire delle conoscenze su ciò che devono sapere di loro stessi, anche il minimo indispensabile, anche semplicemente dei tratti generali della loro personalità e modo di essere. Solo così saranno coinvolti davvero in ciò che gli verrà detto, perché lo modelleranno a quello che sono senza indossare le competenze acquisite come se si trattasse di abiti. Solo allora sarà efficace ripetersi "sarò propositivo, positivo, collaborativo", perché non si tratterà solo di un proponimento "indossato", ma di un tassello ben definito del puzzle chiamato "se stesso".

 

Leggi gli altri post a cura di Isabella Gasperini

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