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CALCIO: TORNARE IN CAMPO PER RINASCERE

Allenarsi e giocare ha un ruolo fondamentale per chi vuole uscire da dipendenze e apatia, che per anni hanno indebolito fisico e spirito. Il racconto.

«Il calcio è sempre stato la mia passione, ma i problemi di tossicodipendenza mi hanno allontanato dai campi di gioco. Ora sono in comunità, da un anno e mezzo, e sono tornato a giocare. Non sono più quello di prima, mi sento molto lento e arrugginito, ma qualcosa devo pur aver fatto vedere se sono stato chiamato nella squadra di calcio di San Patrignano, per tutti la Nazionale. Così mi sono presentato al mio primo allenamento.»

 

IL CALCIO PER ME

«Quando avevo iniziato ero un bambino, ma mi divertivo davvero. Nelle giovanili avevo raggiunto già buoni risultati, tanto che qualche allenatore mi aveva detto che sarei potuto diventare un vero calciatore. Un impegno che mi aveva tenuto lontano dai guai e dalle brutte compagnie. Poi un giorno, avevo circa 16 anni, sono andato a una festa insieme ad alcuni compagni di squadra e lì ho fumato la mia prima canna. Non mi piacque granché e per alcuni mesi ho continuato con la mia solita vita fatta di studio e sport. Poi un infortunio mi ha costretto a casa, non potevo andare agli allenamenti e venivano a trovarmi alcuni amici. Tra un videogioco e un altro riecco la marijuana. Ci sentivamo più rilassati, ridevamo come degli scemi e non facevamo nulla tutto il giorno. La noia si era impossessata della mia vita e l’unica cosa che mi dava gioia era la “maria”. Avevo paura di non riuscire a tornare quello di prima. Fu così che ho iniziato a provare di tutto, per dimostrare che ero sempre il più forte.»

 

LA NUOVA SFIDA

«Arrivo al campo di San Patrignano, ho una gran voglia di giocare, ma questa volta ho paura. Paura di confrontarmi, di mettermi alla prova, gli altri mi sembrano tutti più bravi. Una volta non ero così, è la droga che mi ha messo in testa tutti questi punti interrogativi, tutti questi dubbi. Ho perso la forza, sono qui per recuperarla. Corro con passo pesante, non sono in forma, però devo cambiare, voglio tornare quello di prima, quello che era il punto di riferimento della squadra. Faccio fatica, voglio subito fare vedere chi ero, ma non è tanta la differenza fra me e chi non ha mai visto un pallone. Un battesimo memorabile, ma in negativo. Sotto la doccia, incrocio lo sguardo di Marco, il nuovo capitano. Mi sorride: “Al mio primo allenamento ho fatto molto più schifo… non ti preoccupare”. Sorrido anche io, ho ripreso a prendere a calci il pallone.»

 

PAZIENZA E FORZA DI VOLONTÀ ALLEATI PREZIOSI

«Ogni anno la ripresa degli allenamenti è un momento critico – spiega Marcello Chianese l’allenatore della “nazionale” di San Patrignano -. Arrivano ragazzi con grande voglia, ma magari fermi da tempo. Succede in ogni squadra, ma qui si aggiungono calciatori che hanno alle spalle anni in cui il corpo è anche stato rovinato dalle sostanze. Per questo mi impongo come allenatore di non aver fretta. Sappiamo che è un lento cammino, fatto di piccole tappe, di piccole soddisfazioni giornaliere. È normale che un ragazzo cerchi di dimostrare quanto vale, ma spesso è meglio che sappia riconoscere i suoi limiti. Solo il tempo potrà migliorare le cose, sia in campo sportivo sia in quello umano.»

 

Leggi gli altri post a cura della comunità di San Patrignano

 

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