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WALTER PETTINATI: IL SIGNOR CALCIODONNE

Compie diciotto anni Calciodonne.it, un progetto dedicato al calcio femminile, realizzato da un professionista dello sport che per le ragazze s’è messo in gioco.

1981, Walter Pettinati trionfa nel giro delle province, gara internazionale

Fra coloro che, da diversi anni si battono per la crescita del calcio femminile italiano un posto di rilievo lo occupa senz’altro Walter Pettinati, direttore e fondatore di calciodonne.it, online da diciott’anni. Nato nell’agosto di 55 anni fa a Fucecchio, Pettinati è stato ciclista di grande livello fra i dilettanti; un bronzo mondiale a cronometro su strada a squadre (Vienna 1977) il risultato di maggior spicco fra i tanti ottenuti. Due anni da professionista poi la decisione, è il caso di dirlo, di prendere altre strade. Lo sport è la sua passione, le competenze ci sono e c’è, soprattutto la radicata cultura dell’atleta che ha praticato un’attività, dura durissima, fatta di dettagli, sacrifici, lavoro e sudore.

Il calcio dilettantistico della sua terra natia lo reclama a gran voce, si occupa di preparazione atletica, con buoni riscontri, sino a che viene coinvolto in un progetto che lo vede responsabile della riorganizzazione del settore di calcio femminile di un club dilettantistico toscano. Ne nasce un legame che non s’è più sciolto. Walter realizza che c’è tanto da lavorare, moltissimo da migliorare, cultura e mentalità da far crescere. Vi si butta a capofitto, fonda un portale, Calciodonne.it, l’unico così specializzato, per offrire visibilità all’Italia rosa del pallone. Oggi è una delle voci più conosciute nell’ambiente, anche grazie alle battaglie intraprese di persona e alle numerose iniziative, organizzate a livello nazionale, volte a dare maggior riconoscimento a tutto il movimento.

 

OCCASIONI PERSE

Perché il calcio femminile? Si può fare un bilancio di questi primi diciott’anni?

«Venivo dal professionismo, dove nulla è lasciato al caso, tutto è preparato nel dettaglio, ho percepito la passione delle ragazze per questo sport. Ho quindi cercato di portare la mia esperienza in un mondo pieno di entusiasmo, ma carente di mezzi e di metodi. Il bilancio, a oggi, dice che sono stati fatti grandi progressi, ma che permangono lacune e carenze. E non è solo un problema di risorse, di denaro. Ci sono limiti di mentalità, di cultura sportiva negli addetti ai lavori e anche nelle ragazze stesse. Ho ricevuto molto, ma sono anche un po’ deluso. Vi faccio un esempio, in passato mi è capitato di avere ottenuto la disponibilità da fior di professionisti, per fornire una loro collaborazione a sostegno del movimento. Mognoni, Bisciotti, Bonocore solo per citarne alcuni, avrebbero volentieri collaborato con continuità, anche a titolo gratuito, la disponibilità non l’hanno data loro le società, non siamo riusciti a dare continuità agli sforzi profusi. Poi delle responsabilità le hanno anche le ragazze. Manca la voglia di lottare con spirito costruttivo, di avvicinarsi il più possibile a una mentalità professionale e quella non dipende dal denaro, ma dalla forza di volontà. Certo (laconico n.d.r.) in fondo ha anche ragione chi dice che il movimento si migliora coi risultati, finché non vinciamo non avremo lo spazio che vorremmo».

 

Sembra però che i vertici del calcio italiano stiano ultimamente rivolgendo attenzioni sempre maggiori, almeno nelle dichiarazioni, negli intenti…

«Vi dirò, dopo tanti anni io sono un po’ scettico. Finché non vedo non credo. Però ho recentemente contattato direttamente l’Uefa, nella persona di Emily Shaw, esprimendo le mie perplessità circa l’assenza di un/una rappresentante del calcio femminile italiano in sede europea e facendo presente la criticità del momento del nostro movimento. La risposta è stata abbastanza confortante. I nostri vertici federali sembra abbiano proposto Carolina Morace come consulente per la commissione Uefa e, cosa altrettanto importante, sono stato rassicurato che la Figc, con la nuova gestione, ha grandi progetti che l’Uefa stessa appoggia. Anche grazie al nuovo direttore generale Michele Uva le cose miglioreranno mi è stato detto, sebbene ci vorrà un po’ di tempo per attuare quanto previsto. Intanto sembra sia stato deciso, in via definitiva, che l’Emilia Romagna ospiterà una delle prossime finali di Uefa Women’s Cup, la Champions femminile per intenderci. Aspettiamo fiduciosi».

Milena Bertolini mentre riceve il premio Golden Girls da Walter Pettinati.

BRESCIA, VERONA E… TORRES

Tuffiamoci sulla realtà: un pronostico sul campionato?

«Vedo favorite le campionesse in carica del Brescia e il Verona. Dietro hanno perso terreno le outsider Tavagnacco e Mozzanica. Quest’ultima non ha colto alcune ghiotte occasioni che per vincere bisogna sfruttare. In ripresa vedo la Torres, soprattutto dopo la recente campagna acquisti con la quale ha rinforzato la rosa. C’è un po’ di fibrillazione, invece, per il meccanismo delle retrocessioni. Avremo quattro retrocesse dirette, ma per arrivare a sei (dalla prossima stagione il roster della massima divisione diminuirà di due unità per una serie A composta da sole dodici squadre) è stato stabilito di far disputare i play out alle formazioni classificate dal settimo al decimo posto. La cosa sta sollevando qualche malumore».

 

 

La gioia più grande in tanti anni? E la delusione maggiore?

«Senza dubbio la gioia è stata la convocazione nella giuria, scelta da Esm (European Media Group) per l'Uefa, composta da 12 giornalisti europei, per votare la "Uefa Best Player in Europe". Bella quanto inaspettata per me e per la nostra redazione.

Devo anche dire però che il calcio femminile mi ha dato molte soddisfazioni, fatto conoscere professionisti di grande calibro e altre personalità dello sport che mi hanno sempre aperto la porta in nome delle ragazze. Il nostro movimento dovrebbe sfruttare queste opportunità. Le delusioni sono state tante, però mi hanno stimolato ad andare avanti; la più profonda è stata senza dubbio l'impossibilità di organizzare il "Golden Girls", da sempre organizzato senza contributi esterni. La manifestazione, in passato riconosciuta con i patrocini della Figc, Lnd e a livello ministeriale, prima in assoluto a dare un riconoscimento alle calciatrici e al movimento del calcio femminile, a maggio del 2013 è stata “sedotta e abbandonata” dalle istituzioni sportive. Naturalmente continuerò a sfornare idee e iniziative a sostegno della promozione del movimento e dell'informazione, sebbene deluso e un po’ scettico, lavoro nella speranza che si cresca».

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