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CALCIO: STORIA DELLA TATTICA PARTE PRIMA

In principio era un gioco pensato solo per dribblare, il passaggio avanti non era contemplato e si giocava 1-1-9... lo sapevate? Mettetevi alla prova, ecco la storia della tattica nel calcio in pillole.

«Il calcio è stato originariamente pensato come uno sport di squadra offensivo, l’abbiamo trasformato in un gioco individuale difensivo». Arrigo Sacchi (leggi la nostra intervista esclusiva) aprì così i lavori dello stage per allenatori organizzato da Allfootball nel 2015 a Colorno, con una delle sue solite sagaci “punzecchiature” alla moderna interpretazione sparagnina che molti allenatori danno di questo sport.

 

AGLI ALBORI TUTTI IN ATTACCO!

E in effetti, se di tattica parliamo, forse non tutti sanno che agli albori del calcio lo schema di partenza delle squadre (tradotto con le nostre moderne formuline riassuntive) era l’1-1-9. Un portiere, un difensore e nove attaccanti. Niente reparti, collaborazione né collettivo insomma un calcia la palla e corri cercando unicamente di dribblare gli avversari. Agli esordi si giocava in modo molto individuale, il passaggio non era un’opzione considerata valida. L’atteggiamento invece offensivo, beh, quello c’era! E se si pensa che oggi, dopo oltre cent’anni, lo schema di gioco di riferimento è l’1-4-4-2 sembra proprio che si sia evoluti da un punto di vista esclusivamente difensivo.

 

L’1-2-2-6 SCOZZESE

Il 30 novembre 1872 Glasgow ospitò la prima partita a carattere internazionale della storia, il sentitissimo derby Scozia – Inghilterra. Gli ospiti scesero in campo coll’1-2-1-7, una variante dell’1-1-2-7 adottato dagli scozzesi stessi qualche anno prima. I padroni di casa vollero però ulteriormente stupire schierandosi coll’1-2-2-6, e dando inizio alle prime guerre “tattiche” calcistiche. Chi si immagina un match scoppiettante e ricco di gol rimarrà però deluso nel sapere che la partita finì 0 a 0.

 

IL SISTEMA A PIRAMIDE E LE LINEE

Il passo successivo mutuato dalle università inglesi, conosciuto e introdotto in Italia fu l’1-2-3-5, allora definito piramide. Nella terminologia calcistica si cominciò a introdurre il concetto di linea, a partire dall’alto i cinque attaccanti erano considerati la prima linea (un po’ come in guerra della quale il calcio è in fondo una trasposizione ludica e pacifica), i mediani la seconda e i difensori la terza… la definizione “terzino” ora vi dice qualcosa?

La nazionale italiana di calcio campione del mondo nel 1934, giocava col Metodo

IL METODO

Con l’idea emergente di un calcio fatto maggiormente di collaborazione fra compagni di squadra e di esaltazione delle capacità tecniche di gestione e dominio della palla piuttosto che quelle della vigoria e forza fisica tipicamente anglosassoni la disposizione in campo degli undici ebbe una ulteriore spinta verso il cambiamento. Nacque l’1-2-3-2-3, detto anche metodo, in pratica una disposizione a due W una sopra l’altra: quello che oggi definiremmo uno scaglionamento praticamente perfetto. Portò chiaramente dei vantaggi a chi preferiva azioni d’attacco in collaborazione e cominciò anche a introdurre alcune specifiche nei ruoli, specialmente nei tre davanti ai due difensori. Gli esterni si occupavano delle ali avversarie e il centrale diede origine alla definizione di centromediano metodista, un giocatore capace di interdire fermando il centravanti avversario e far ripartire la squadra innescando i cinque giocatori offensivi (figura 1).

Figura 1: disposizione giocatori nel Metodo

Fine prima parte - Leggi la seconda parte

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