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NON È MICA COLPA MIA

Sapersi mettere in discussione è una delle principali qualità dei grandi campioni, ma spesso nei calciatori prevale la cultura dell'alibi: ho giocato male e ho perso per colpa degli altri, dell'arbitro, della sfortuna...

Addossare ad altri o a qualcos’altro al di fuori di noi le responsabilità di un piccolo o grande fallimento, un errore o una sconfitta, altri non è che un atteggiamento da “perdenti”. Lo è perché è il più grosso ostacolo al miglioramento delle nostre prestazioni. Non è responsabilità mia, non potevo fare di più, è stata sfortuna, colpa dell’arbitro, colpa dei compagni: fino ad arrivare a prendersela col campo o col pallone. Sono pensieri che equivalgono a una resa, un tentativo di difendere e conservare la propria autostima lesa da un problema senza voler affrontarlo. È un atteggiamento che limita la crescita, crescita che invece il calcio, se vissuto in modo sano e costruttivo può regalare, soprattutto ai giovani. Per questo anche noi adulti, genitori e istruttori dobbiamo talvolta evitare di essere iperprotettivi e far si,guidandoli ma senza fare loro da schermo, che i giovani si confrontino con i loro errori e imparino ad assumersi le loro responsabilità, per crescere e diventare uomini e donne (leggi al proposito gli articoli dedicati al tema).

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