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CARO BABBO NATALE, VORREI CHE I MIEI GENITORI…

La letterina ideale con i desideri e sogni di un giovane calciatore. Un regalo pieno di buon senso ed equilibrio per i suoi genitori.

«Caro Babbo Natale, per le feste quest’anno vorrei chiederti di portare un regalo non soltanto a me, ma anche ai miei genitori. In casa siamo tutti sportivi, ma non sto pensando alle scarpe da calcio e neanche alla maglia della squadra per cui faccio il tifo. Vorrei che tu facessi arrivare loro una lettera che li aiuti ad andare d’accordo con tutti: con me, il mio allenatore, gli altri genitori e magari anche con l’arbitro. Sai, Babbo Natale, io vedo che loro si appassionano alla mia attività sportiva e questo mi fa tanto piacere, sarei veramente dispiaciuto se non fosse così. Quando vengono alle partite sono felice perché posso mostrare i miei progressi, ma spiega loro che sono ancora più orgoglioso nel vederli tifare per tutta la squadra.

 

I BAMBINI OSSERVANO

Ti confesso che ogni tanto li guardo, a gioco fermo, anche se dovrei sempre stare attento a ciò che succede in campo e a quanto mi dice il mio allenatore. Ma voglio troppo bene ai miei genitori e un’occhiatina mi scappa sempre, specialmente quando mi incitano e mi spronano, anche quando sbaglio. Perché è così che capisco che anche loro mi accettano per come sono e che per loro sono più importante del risultato. Ci sono invece cose che non capisco e che mi fanno stare male. Una di queste, ad esempio, è vederli arrabbiati quando la squadra in cui gioco perde o io (secondo loro) ho giocato male. Il mio allenatore dice sempre che quando si dà il massimo, di più non si può fare. Lui non mi dice mai che ho giocato male, mi dice che ho commesso degli errori e mi indica come posso fare per correggerli. Mi piace perché mi rincuora sempre e mi piace ancora di più quando sono mio papà o mia mamma a dirmi “Dai forza non prendertela, tanto sono sicuro che alla prossima partita farai sicuramente meglio”.

 

GIOCARE PRIMA DI TUTTO

A volte sento che i miei genitori se la prendono con l’arbitro, magari lo offendono assieme ad altri. Ti assicuro, caro Babbo Natale, che mi vergogno, e che mi verrebbe voglia di uscire dal campo. Vorrei che spieghi loro che, quando gioco, quasi non mi accorgo della presenza dell’arbitro, tanto sono preso dalla gioia della partita. Io voglio giocare, senza guardare se l’arbitro commette degli errori. Ma se i miei genitori continuano a comportarsi così penserò che abbiano ragione e imparerò a comportarmi come vedo fare da loro.  Per fortuna il mio allenatore mi dice sempre di stare attento a sbagliare il meno possibile, di preoccuparmi sempre dei miei errori e non di quelli degli altri, arbitro compreso. Lui non vuole che si perda tempo a guardare i difetti degli altri, mi chiede invece di usare quel tempo per correggere i miei errori.

 

LASCIATELI CRESCERE

Esprimo un ultimo desiderio: far capire ai miei genitori che non mi piace quando insistono per portarmi la borsa. Neanche quando vogliono per forza venire nello spogliatoio ad aiutarmi a recuperare i miei indumenti e ad asciugarmi i capelli: sono in grado di farlo da solo, credimi. Desidero essere più autonomo e soprattutto mi piace portare la borsa, anche se è pesante, perché c’è stampato il nome della mia squadra alla quale sono orgoglioso di appartenere. Vuol dire che se proprio anche papà e mamma vogliono sentirsi parte della squadra, magari potresti fargli arrivare tu una borsa oppure qualche oggetto che li faccia sentire ancora più tifosi, non solo miei, ma di tutti noi.»

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