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CALCIO E RENDIMENTO SCOLASTICO

Vietare ai figli di fare sport perché nello studio le cose non vanno bene non è la soluzione ideale per risolvere il problema. Su Allfootball i vostri commenti e quello di Isabella Gasperini.

L'ultimo argomento proposto nella rubrica cosa ne pensi è uno dei più sentiti, soprattutto da qualche anno a questa parte da quando cioè si riscontra un notevole aggravio dei compiti a casa richiesti dagli insegnanti ai giovani studenti. Sempre più spesso (in passato accadeva raramente e chi lo faceva passava per... “secchione”) i ragazzi sono costretti a saltare l'allenamento perché hanno troppo da studiare, oppure, e questo è il caso della domanda posta ai lettori, sono i genitori che a fronte di lacune scolastiche vietano loro di fare calcio. Ecco cosa ci hanno risposto alcuni lettori e l'intervento di Isabella Gasperini, nostra blogger e rinomata psicologa dello sport.

 

IL COMMENTO DEI LETTORI

“Penso che conciliare il calcio con lo studio sia la migliore cosa... anche lo sport dovrebbe rientrare nei doveri e non solo nei piaceri, ma probabilmente non fa parte della nostra cultura... non sono d'accordo con chi vieta il gioco per punizione. Forse era efficace in un'altra epoca. Sarebbe meglio, che prima di vietare il gioco si parli con i maestri e anche con gli allenatori, cercare di capire la causa che non fa rendere negli studi il ragazzo e non è detto che risieda nel gioco del calcio” (Mario Pace). “Sono un genitore di 52 anni.padre di una ragazza di 22 e di un ragazzo di 14. La femmina all' età delle superiori ha deciso spontaneamente di lasciare attività fisica perché a suo dire non poteva seguire gli studi come voleva. Il ragazzo fa sport agonistico allenamdosi quattro volte a settimana. Con lo studio potrebbe andare meglio ma anche peggio... Noi genitori cerchiamo di aiutarlo, anche se a volte prende delle insufficienze, tranquillizzandolo e dicendogli che lo capiamo, che si cresce anche con le difficoltà uno scalino per volta, importante non arrendersi: i risultati arriveranno. Niente punizioni, pensiamo di agire nel bene dei ragazzi” (Alessandro Sestini). “Ho il piacere di allenare una squadra giovanile a Capri (dei 2008) e l'argomento è sempre attuale, io penso che lo sport vada tolto solo se necessario. Se il bambino o la bambina va male a scuola toglierei per prime altre cose: telefonino, tablet, playstation e cosi via... Se avete tolto tutto da mezzo e comunque continua con toni e comportamenti inadeguati alla fine li si priva anche del calcio, ma per ultimo” (Vincenzo Scarfato).

 

E QUELLO DI ISABELLA GASPERINI

“La risposta di Mario Pace mi ha fatto venire in mente una considerazione di Crepet circa gli adolescenti. Suggeriva ai genitori anziché chiedere ai loro figli al ritorno dalla discoteca dove sei stato? Provare a girare la domanda in... come sei stato? Fermarsi a un errore e punire è lo stesso approccio. Come dice lei c'è un motivo per cui un bambino non si applica a scuola. Un pensiero che distoglie e assorbe tutte le energie? Si è scelta la scuola sbagliata? Nostro figlio ce l'ha con noi e indirettamente ci attacca andando male negli studi? Possono essere tante le motivazioni ma invece di punire bisognerebbe trovare uno spazio in cui dialogare, uno spazio di ascolto totale, nel quale cercare di cogliere cosa si nasconde dietro questo comportamento. A volte la sola chiacchierata acquisisce un valore benefico. Diviene un gesto di affetto e di condivisione che appaga il figlio e lo aiuta a vedere la scuola sotto una luce differente. L'efficacia di un approccio rivolto al dialogo ce la dimostra Alessandro Sestini che nelle difficoltà scolastiche accoglie il figlio e lo sostiene con la condivisione. Arrabbiarsi e punire per alcuni ragazzi può rivelarsi un metodo efficace ma non costruisce nulla, è una restrizione che può attivare in loro rabbia, e la rabbia poi conduce a ulteriore reattività. Vincenzo Scarfato ci mostra come gli istruttori che hanno esperienza per aver allenato tanto ragazzi percepiscono tutto ciò. Vincenzo hai ragione! Punire per stare a casa e giocare alla play... togliere lo sfogo fisico e mentale dell'allenamento non serve a nulla se non a depotenziare ciò che bella vita è sano: lo sport”.  

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