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DENSA E ALTA, LAZIO OK AL FRIULI

Stramaccioni tenta di sorprendere la Lazio con un assetto tattico inusuale, ma il tasso tecnico degli uomini di Pioli, la corretta lettura delle coperture e degli inserimenti a centrocampo, alla fine, hanno avuto la meglio.

La partita del Friuli ci ha regalato un Pioli fedele al suo modulo, anche se con piccoli aggiustamenti in corsa. L’1-4-3-3 s’è dimostrato una scelta azzeccata e la Lazio, con la sua consueta difesa alta e aggressiva (figure 1 e 2), ha occupato razionalmente tutto il campo (figure 3 e 4). Stramaccioni invece, per squalifiche e infortuni dell’ultima ora, ha iniziato la partita con un 1-5-2-2-1 (figura 5), sorprendendo inizialmente la squadra avversaria. Tre difensori centrali più due esterni, pronti a interpretare sia la fase difensiva sia quella offensiva, due centrocampisti centrali, due mezze punte che partivano larghe. O meglio, a turno, una si proponeva in ampiezza, mentre l’altra si accentrava per supportare Di Natale, unica punta. Questo modo di interpretare la partita ha sorpreso la Lazio che però, con pazienza, è riuscita a compattarsi e a trovare le contromisure per prendere il sopravvento in tutte le zone del campo, soprattutto dopo il vantaggio.

 

BIANCOCELESTI IN CATTEDRA

Dal gol, infatti, i biancocelesti sono saliti in cattedra, dominando sia a centrocampo, dove hanno potuto disporre di superiorità numerica (Biglia, Parolo e Onazi contro Allen e Badu), sia sulle fasce dove sono quasi sempre riusciti a creare dei due contro uno, quando le mezze punte bianconere non riuscivano a ripiegare velocemente: Basta e Candreva a destra, Radu e Anderson a sinistra contro i rispettivi esterni bassi della squadra friulana. È nata da una situazione di questo tipo, tra l’altro, l’azione che ha portato al calcio di rigore decisivo. L’Udinese è stata costretta a supplire a questa difficoltà, allargando un difensore e scoprendo il centro dell’area di rigore dove oltre alla punta, Klose, si è sempre inserito, per la finalizzazione, un centrocampista, soprattutto Parolo (figure 6 e 7) o l’altro esterno sul lato debole.

Biglia, volano della squadra biancoceleste, all’inizio dell’azione veniva contrastato da uno dei due trequartisti bianconeri, in genere quello più vicino al centrocampo. Questa mossa però non sempre è riuscita e quindi la libertà d’azione dell’argentino ha inciso sempre più sull’andamento della gara. Il lavoro imposto ai trequartisti dell’Udinese, costretti ad accentrarsi per chiudere su Biglia, si è rivelato troppo gravoso, facendo perdere loro lucidità. Onazi e Parolo sono stati facilitati invece nel loro compito, avendo dei riferimenti precisi in fase difensiva (Allan e Badu) e hanno permesso a Biglia di agire a protezione e in aiuto della difesa senza ulteriori preoccupazioni.

Dusan Basta, uno dei migliori in campo.

L’UDINESE FERITA LE TENTA TUTTE

La Lazio, sul piano tattico, ha cambiato spesso la posizione dei due esterni alti e, per un breve periodo (ultimi minuti del primo tempo), ha supportato Klose tramite il sostegno di un laterale, tenendo l’altro largo in fascia e facendo agire sulla sinistra in ampiezza Parolo.

L’Udinese è stata spesso costretta a far uscire un centrale difensivo in copertura, quando l’esterno basso non riusciva a recuperare la posizione dopo aver appoggiato la fase offensiva. La squadra capitolina ne ha quindi approfittato rendendosi letale nell’azione che ha generato il calcio di rigore decisivo.

Nel secondo tempo, in svantaggio, la squadra di Stramaccioni, con le sostituzioni, ha variato assetto tattico, prima schierando un 1-4-2-3-1 che diventava un 1-4-4-1-1 in fase difensiva. Poi è passato al 4-3-3 (figure 8 e 9) per infine schierare due punte centrali nelle battute finali (figura 10). Grazie a questi accorgimenti la partita è parsa più equilibrata, ma con il sopraggiungere della stanchezza i bianconeri sono andati in confusione, rendendosi pericolosi solo grazie all’agonismo messo in campo e alla voglia di rimontare.  Dusan Basta, infine, è stato sicuramente uno dei giocatori più incisivi, dimostrandosi letteralmente devastante sulla fascia di competenza.

Con la collaborazione di Gianluca Ciofi.

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