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LE ATTIVITÀ RITMICHE IN CASTELLO - C

La definizione dello spazio attorno al quale insegnare e costruire calcio e l’importanza delle esercitazioni pensate in progressione. Entriamo nel cuore del metodo di Massimo De Paoli.

Le attività in castello relative alla tipologia C hanno come obiettivi principali i fattori percettivi e quelli spazio-tempo­rali. Il castello, inteso come spazio da difendere o da occupare, ha due funzioni. Da un lato è il luogo dentro il quale o ri­spetto al quale si applicano i principi tattici, i gesti tecnici e mo­tori assimilati nelle attività ritmi­che (vedi post precedenti); dall'altro è lo spazio dove osservare, allenare, incentivare la capacità del giocatore a trovare soluzioni autonome, impreviste e imprevedibili alle situazioni di gioco gli si presentano.

Il linguaggio, fatto di pa­role chiave alle quali corrispondono combinazioni di gioco o di gesti tecnici, aiuta gli allievi nella visualizzazione delle azioni e degli spazi e quantifica il carico cognitivo. Maggiore sarà il numero di parole chiave utilizzate durante un'esercitazione, maggiore risul­terà il carico cognitivo che ogni giocatore dovrà sostenere.

 

QUANTO PESA IL CARICO COGNITIVO SUL CALCIATORE

Per il giocatore di calcio la comprensione e la rielaborazione di principi e conoscenze in situazione, è, durante la fase di apprendimento, più impegnativa del carico metabolico.

In un giocatore poco abituato a pensare, il carico di lavoro non è tanto correlato alla fatica fisica quanto alla capacità di rielaborare velocemente più informazioni in un determinato tempo.

Per questo motivo le attività in castello possono essere considerate la pa­lestra del cervello, ovvero il mo­mento in cui allenatore e giocatore si pongono come obiettivo la capacità di rielaborare le informazioni che ricevono. Tali attività sviluppano la ca­pacità di apprendimento in tutte le occasioni in cui sono implicate le abilità di percezione e gestione dello spazio e del tempo. Si pensi a come una scarsa visione periferica possa pregiudicare un passaggio filtrante o un errato tempo d'inserimento sia spesso la principale causa di una conclusione fuori dallo specchio della porta.

 

Scopri il prossimo appuntamento con Massimo De Paoli

 

COS’È IL CASTELLO

Nell’esempio del video di apertura viene mostrato come attraverso poche semplici varianti si possa modificare una medesima attività al fine di raggiungere diversi obiettivi. Si mantiene fede al principio cardine del metodo: "non occorre fare mille esercizi, ma uno solo in mille modi diversi". Il punto di partenza è la definizione di uno spazio, denominato castello, che diventa l'elemento connotativo delle attività C e D. Il castello può essere proposto in forma statica e dinamica, può essere collocato in diverse zone del campo (offensivo, difensivo e così via) e determina la creazione di ulteriori spazi collegati e attigui (costruzione, fascia e cieca figura 1).

Figura 1 - In questa esercitazione il castello è posto centralmente, formato da quattro aste disposte rettangolarmente con aperture sui vertici (inducono traiettorie di corsa e passaggio diagonali). Essendo l'attività C non direzionata, le due zone rispettivamente prima e dopo il castello possono, a seconda della direzione del movimento, fungere da zona di costruzione (dove si imposta il gioco) o da zona cieca (dove si finalizza il gioco, così chiamata perché si trova alle spalle dei difensori e quindi per loro difficile da vedere e presidiare). Infine vi sono le due fasce, per lo stesso motivo possono essere la fascia destra o sinistra a seconda di quale sia il fronte d'attacco.

Dove viene posizionato e la sua visualizzazione da parte dei giocatori, uniti a una corretta didattica, indirizzano i movimenti e i comportamenti dei ragazzi.  Ciò permette di raggiungere obiettivi percettivi di spazio e tempo, nonché tecnici, tattici e motori.

 

LE PROGRESSIONI IN CASTELLO

Nella prima parte dell'esercizio, si chiede a coppie di giocatori di trasferirsi dalla zona di costruzione alla cieca, senza attraversare il castello e con un massimo di tre tocchi prima del passaggio. Il tipo di comunicazione utilizzato è volutamente generico, questo per poter rendere l'attività definita, ossia caratterizzata da alcune regole (non attraversare il castello), ma anche infinita ossia aperta a illimitate soluzioni esecutive.

Le progressioni in castello devono prevedere 3 tipi di esercizi:

•        Di attivazione: esercitazioni nelle quali si pone un obiettivo da raggiungere sotto forma di quesito, al fine di individuare carenze o eccellenze e la risposta individuale o collettiva dei giocatori.

•        Di costruzione: si propongono varianti al fine di eliminare le carenze o valorizzare le eccellenze.

•        Di rielaborazione: si crea una serie di esercizi nei quali si fissano obiettivi raggiungibili attraverso le competenze acquisite negli step precedenti.

 

L’ESERCITAZIONE MOSTRATA IN VIDEO

Nel video mostriamo le prime due tipologie, con due varianti ciascuna. Una prima è data dal cambiamento di inizio dell'attività: le coppie partono prima alternandosi, successivamente tutte insieme, il che comporta più “caos” ma al tempo stesso un aumento degli stimoli percettivi per i giocatori. La seconda variante riguarda il numero di tocchi a disposizione della coppia: obiettivo raggiungere lo spazio indicato con il minor numero di passaggi possibile. Si accentua il livello strategico del gioco, l'allenatore dovrà osservare il tipo di soluzioni trovate dai suoi giocatori e, in merito, fare delle riflessioni (esempio che movimento è stato fatto per prendere ampiezza, che tipo di ricezione o di passaggio è stata effettuata e così via). La terza variante aggiunge un giocatore fisso in castello, a cui i membri della coppia devono passare palla almeno una volta. Ultima variante dell’esempio, è un giocatore della coppia deve entrare in castello per ricevere il passaggio dal compagno, restituirgli palla e poi uscire. Nel video si rimarca la diversa percezione del castello da parte di due giocatori. In un caso viene interpretato come uno spazio, le aste come muri e questi vengono evitati (figura 2); nel secondo caso questo non avviene e il giocatore esce con traiettoria rettilinea (figura 3). 

Figura 2 - Dopo il passaggio il giocatore si apre in ampiezza in direzione opposta a quella della palla ed esce dal castello.

Figura 3 - Dopo il passaggio il giocatore prosegue la sua corsa e non visualizza l'asta come un ostacolo.

È importante quindi che l'allenatore utilizzi la forma del castello in base agli obiettivi che vuole raggiungere (per esempio la corretta lettura delle traiettorie di corsa o di passaggio diagonali), ma anche che impari a collocarlo nelle zone di campo a lui più utili.

 

Leggi gli altri post a cura di Massimo de Paoli

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