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NAPOLI INTER: TRANSIZIONI VINCENTI

Mancini, sotto due a zero, azzecca la mossa giusta, prende dei rischi e rimonta un buon Napoli al San Paolo. La lettura tattica del match di Paolo Tramezzani.

Il pareggio nel posticipo domenicale della ventiseiesima giornata di campionato ha dimostrato chiaramente come Napoli e Inter abbiano grandi potenzialità offensive ma ancora molto da lavorare, sia nella fase difensiva sia nella gestione della gara nel suo complesso.

Incontro sin dall’avvio spettacolare con le due squadre che si sono affrontate a viso aperto, ambedue hanno sfruttato i molti errori tecnici nella fase d’impostazione avversaria per avviare veloci transizioni positive. Sia Napoli sia Inter hanno pressato molto alto, le linee difensive a ridosso della metà campo, e sono state abili nel verticalizzare rapidamente per le punte non appena recuperata palla. Nate così, nei primi dieci minuti di gioco, tre nitide occasioni da gol per Mertens, Palacio e Higuain. Dopo questa prima fase scoppiettante, è risultato evidente come l’Inter fosse la squadra con maggior necessità di abbassare i ritmi e controllare il possesso palla.

Figura 1: L’atteggiamento del Napoli in fase di non possesso, gli esterni dell’Inter sono molto alti.

INTER SBILANCIATA

I neroazzurri, schierati da Mancini con l’1-4-3-1-2, in fase di possesso hanno tenuto molto alta la posizione degli esterni, Santon a destra e D’Ambrosio a sinistra, per attaccare la difesa del Napoli in ampiezza. Le due mezzali, Brozovic e Guarin, hanno giocato anch’esse molto avanzate inserendosi spesso tra la linea di centrocampo e quella di difesa avversaria. Così facendo la squadra è risultata però sbilanciata con i soli Ranocchia, Juan Jesus e Medel a contrastare le micidiali transizioni partenopee. Il Napoli ha risposto chiudendosi in un guardingo 1-4-4-1-1 con Mertens e Callejon spesso impegnati in copertura sui terzini interisti. Sia Hamsik sia Higuain hanno partecipato con grande determinazione alla fase difensiva, rientrando dietro la linea del pallone e andando in pressione sul portatore di palla avversario (figura 1).

Figura 2: Pressing ultra offensivo del Napoli sul rinvio di Handanovic.

NAPOLI CORTO E AGGRESSIVO

In questo quadro tattico sono state le rapidissime transizioni del Napoli a fare la differenza: Benitez ha impostato la partita decidendo di aspettare l’Inter nella propria metà campo, per ripartire rapidamente sugli esterni. Molto bravi inoltre i campani nell’aggredire prima una fascia per poi cambiare lato improvvisamente attaccando il lato debole avversario con gli inserimenti senza palla di Mertens e Callejon. Da queste veloci incursioni, caratterizzate dal cambio di gioco, sono nate altre tre nitide occasioni compreso il gol clamorosamente fallito da Higuain a porta vuota al trentunesimo. L’impostazione tattica di Benitez è risultata chiara anche leggendo l’organizzazione del Napoli nella fase di pressing. Sui rinvii di Handanovic, i partenopei hanno optato per la marcatura a uomo a tutto campo, facendo densità in zona palla e costringendo l’Inter a passaggi scontati, facile preda della retroguardia azzurra (figura 2).

Figura 3: L'errato posizionamento della retroguardia neroazzurra in occasione del vantaggio di Hamsik.

IL GOL ERA NELL’ARIA

Chiaro l’atteggiamento biancoceleste anche osservando i rinvii di Andujar, portiere ormai titolare al posto dell’eroe di Doha Rafael: non appena recuperata palla il numero uno partenopeo ha cercato immediatamente la verticalizzazione dimostrando grande precisione sia con le mani sia con i piedi. È così che il Napoli ha costruito altre due ghiotte opportunità non sfruttate da Higuain. Il gol che ha sbloccato il match è arrivato a inizio secondo tempo, specchio di tutte le difficoltà neroazzurre. Inler ha recuperato palla e servito Callejon che ha puntato Santon aspettando la sovrapposizione. Il ritardo in copertura di Brozovic è stato evidente così come l’errato posizionamento di Juan Jesus che, attirato dal pallone, ha perso completamente la marcatura di Hamsik che raccoglie il cross e segna indisturbato (figura 3). Il raddoppio di Higuain è nato da un errore di Guarin che ha rischiato una verticalizzazione non necessaria ed è stato punito.

Figura 4: Santon, con l’1-4-2-3-1, ha spinto con decisione sulla sua fascia.

LA SVOLTA DI MANCINI

Il match è sembrato chiuso e invece s’è riaperto grazie a un cambio tattico di Mancini. Hernanes è entrato al posto di uno spento Brozovic e, schierato come trequartista alle spalle di Icardi, è andato a comporre un 1-4-2-3-1 molto offensivo con Palacio largo a sinistra e Shaqiri a destra. E la partita cambia. Le fasce, che fino a quel momento erano state il tallone d’Achille dell’Inter soprattutto in fase difensiva, sono diventate terreno fertile per le discese di Santon spostato dall’inizio del secondo tempo sulla sinistra. Con questo schieramento s’è creato spesso l’uno contro uno tra Santon e Callejon con il figliol prodigo neroazzurro che ha avuto puntualmente la meglio (figura 4). Henrique e David Lopez, che avrebbero dovuto coprire l’esterno spagnolo, non propriamente portato in copertura, sono stati impegnati, rispettivamente, nella marcatura di Palacio, che s’era accentrato, e Medel. Sono nate da questa situazione tattica entrambi i gol della rimonta interista con un Napoli che nel finale ha mostrato un comprensibilissimo calo fisico e una meno comprensibile incapacità nell’abbassare il ritmo e gestire una gara che aveva in pugno.

Scritto in collaborazione con Jacopo Zogno (New G Project)

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