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CALCIO: EURO 2016, QUALITÀ SÌ SPETTACOLO NO

La fase a gironi degli Europei mostra grande crescita di tutte le nazionali sul piano tattico, ma è un calcio che non emoziona.

Terminata la fase a gironi, possiamo trarre le prime conclusioni sull’Europeo 2016. Per la maggior parte, francamente, abbiamo assistito a partite affatto spettacolari, Non si sono notate grandi differenze fra le presunte grandi e le altre formazioni. Quello che è balzato agli occhi è che oramai le squadre giocano in modo simile, appiattendosi nell’uniformità. Se il calcio viene giocato in modo ordinario, benché molto bene, i sistemi e le forze in campo si livellano, si equivalgono, quindi quello che riesce a fare la vera differenza è solo la giocata geniale (rara) o gli errori individuali. Il torneo breve e allargato a tante squadre “favorisce gli indiani”, anche perché la qualità medio-alta del gioco collettivo cancella, in partenza, i fuoriclasse. La manifestazione sta mettendo in mostra un insieme di buoni giocatori, né campioni né mestieranti: “gruppi intelligenti” in movimento.

 

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IL LIVELLO MEDIO ALTO CHE SOFFOCA L’ESTRO

Vale la pena di riflettere se il calcio d’oggi stia andando verso la totale e razionale collaborazione del collettivo o stia diventando un gioco per professionisti super specializzati. Stiamo assistendo, di fatto, a un passo in avanti che però, purtroppo, tende a non elevare il livello medio generale di spettacolo, solo tatticamente buono. Quello che sembra di capire è che non esiste una vera favorita e, invece, tante outsider che possono tutte tenere il passo con le migliori. È un calcio nel quale, per ora, nessuno sa con certezza cosa serve per fare la differenza. Anche in tema di tecnica situazionale, c’è un livellamento di valori, salvo rare eccezioni. Ma la classe non è solo tecnica, è anche carattere, intelligenza, duttilità, intensità, motivazioni e gestione della partita. Sul piano tattico le squadre intense e veloci, sia nel ripartire sia nel giro palla, sono le uniche che possono trovare gli spazi in genere terreno di conquista dei fuoriclasse; di converso in non possesso assistiamo a densità di giocatori dietro la linea della palla (un must) e spazi sempre più chiusi. Le squadre viste sino a ora all’Europeo giocano e si esprimono più per logica che per ispirazione.

 

PARTITE A SCACCHI E POCA FANTASIA

In questo quadro nasce l’esigenza di dover lasciare agli altri il gioco per cercare di far sì che scopra più spazi alle proprie spalle. È una partita a scacchi giocata da formazioni nelle quali si dà troppa importanza alla geometria. Nel calcio che vediamo contano dinamicità, velocità di pensiero e il senso d’insieme, ma mancano giocatori importanti che riescano a esaltare e esaltarsi nel gruppo.  Sono, quasi tutte, squadre alle quali si chiede un grande e continuo sacrificio tattico, che però non può essere scambiato per qualità. Per raggiungere il risultato ci si adatta a ogni situazione studiando le mosse degli altri per poterle rendere improduttive. Proviamo, lo stesso, a divertirci, ma non chiediamo l’impossibile a questo Europeo dell’uguaglianza e… attenzione alle sorprese.

 

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