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LA SFIDA STELLARE

La macchina da guerra costruita da Guardiola contro il trio delle meraviglie del Barcellona. Al Camp Nou è grande calcio.

L'articolo è realizzato in collaborazione con la piattaforma Wyscout

Barcellona – Bayern Monaco, match stellare. In attesa della supersfida del Camp Nou analizziamo assieme il dna e gli impianti di gioco di due delle squadre più forti al mondo.

Come poteva essere migliorata una macchina già vincente quale era il Bayern di Heynckes del triplete? Ingaggiando il miglior condottiero sulla piazza, Pep Guardiola. Il tecnico catalano è riuscito a portare qualcosa in più rispetto al passato. La capacità di gestione della palla e di annichilire gli avversari con il suo gioco tambureggiante e la capacità, al contempo, di cercare sistematicamente le verticalizzazioni. Le novità tattiche sono rilevanti. I bavaresi non rappresentano più la solita squadra tedesca quadrata, forte e ancorata al suo sistema di gioco. Guardiola gioca con un modulo non identificabile, assomiglia ad un 1-4-5-1, ma ha continui adattamenti in corsa che esaltano le qualità dei singoli e mettono in luce enormi capacità corali. Il Pep ha potenziato il gioco sulle corsie esterne che hanno assunto un importanza strategica (Foto 1).

Foto 1 Da una scorribanda di Lahm sulla destra nasce il gol del momentaneo 3 a 0 sul Porto.

In attacco quando può disporre di una punta di riferimento la fa partecipare alla manovra, abbassandolo o muovendolo lateralmente, per innescare tagli e inserimenti. Se schiera invece un falso nove questi si integra perfettamente alla mediana e partecipa attivamente alla costruzione.

 

BAYERN IMPREVEDIBILE

Imprevedibilità. Questa è un'altra dote che il tecnico catalano, senza scimmiottare il suo Barca, ha saputo conferire alla squadra. Meno possesso palla a terra a tutto campo ma identico fraseggio a ridosso dell’area di rigore per mettere in apprensione le difese. Gli avversari costretti ad adattamenti continui dai movimenti veloci e precisi dei tedeschi che creano i presupposti per andare alla conclusione con cambi di gioco, triangolazioni e scaglionamenti offensivi costanti. Non bastasse il Bayern cerca il pressing alto e la pressione individuale in tutte le zone del campo (foto 2 e 3).

Foto 2 Il Bayern in pressing e pressione collettiva laterali.

Foto 3 Il Bayern in pressing e pressione collettiva centrali.

I tedeschi, insomma, cercano il dominio totale anche a costo di concedere l’uno contro uno in difesa. Guardiola schiera la linea a quattro con due centrali abili in copertura e capaci nell’impostazione (foto 4). I due esterni bassi sono veloci e resistenti e sanno interpretare con grande intensità sia la fase difensiva che quella offensiva. Il centrocampo può disporsi con un vertice basso, Xavi Alonso, che opera da schermo per la difesa e da volano per la squadra, oppure con due centrocampisti che fungono da mediani. In questo caso un centrocampista viene schierato da trequartista.

Foto 4 I bavaresi non hanno paura di impostare altissimi, qui tutta la squadra è nella metà campo avversaria.

ORGANIZZAZIONE E DINAMISMO

Gli esterni alti cercano l’ampiezza ma sono abili anche nell’uno contro uno e nei tagli verso il centro. In avanti gioca una punta molto mobile che fa da boa o da finto nove e che sa muoversi fra le linee. In pratica, un collettivo estremamente polivalente. Sulle fasce, quando gli esterni alti ricevono palla, i compagni in catena sono chiamati alla sovrapposizione, sia interna che esterna, cercando il fraseggio rapido e il mantenimento dell’ampiezza. Questo lavoro è richiesto anche ai centrocampisti quando la squadra si schiera con il vertice basso. Se il palleggio non è sufficientemente veloce e gli avversari guadagnano campo tentando di riconquistare palla, il Bayern è capace di accelerare improvvisamente e all’unisono per cercare la superiorità numerica negli spazi creatisi e colpire in verticale (foto 5). La punta, in questa situazione ripiega o cerca la profondità in lettura a seconda dei movimenti della difesa. I campioni della Bundesliga grazie anche alla polivalenza di alcuni giocatori chiave, Lahm e Alaba su tutti, sanno anche adattarsi in funzione dell’atteggiamento dell’avversario.

Foto 5 Una volta in possesso i tedeschi attaccano ampiezza e profondità per cercare lo scaglionamento.

I FENOMENI DI LUIS ENRIQUE

Come gioca, invece, la squadra di Luis Enrique? Con l’arrivo di Suarez il tridente del Barca ha ancor più qualità di quanta non ve ne fosse. L’uruguagio con Messi e Neymar garantiscono giochi di prestigio e ricerca del gol che sembrano slegati dal resto della manovra tanto sono determinanti le capacità tecniche di ogni singolo interprete. La fisionomia del tridente, durante la partita, cambia in continuazione grazie all’estro e al talento dei tre tenori. Pura fantasia al potere. Il tecnico catalano, negli altri reparti, ha lavorato soprattutto per consolidare quanto ha trovato. Oggi, abbandonato in parte il tiki-taka, la squadra esprime diversi tipi di calcio. Passa da l’atteggiamento caratterizzato da pressing e pressione alta degni della personalità del grande Barcellona, per imporre il gioco, ad altri più difensivi, prudenti (foto 6 e 7).

Foto 6 Il Barcellona va in pressing sul portatore sulla trequarti.

Foto 7 In questo caso invece decide di attendere il Psg nella sua metà campo.

UN BARCELLONA SPAVALDO

In fondo con l’attacco che si ritrova sa che può segnare in qualsiasi momento. Luis Enrique è un allenatore che non ha come obiettivo primario la ricerca di troppi equilibri, è un tecnico dall’atteggiamento spavaldo. La sua squadra ha una personalità che attinge a piene mani dal carattere di quando era giocatore. Per capirci, il suo Barca è più vicino a quello che fu di Cruijff. Il centrocampo è a tre con un vertice basso e due centrocampisti laterali sempre propositivi. Uno più offensivo che di solito è Iniesta, l’altro più attento alle due fasi di gioco, in genere Rakitic, con Busquets che fa da metronomo e diga davanti la difesa (foto 8).

Foto 8 Iniesta propizia il gol dell’1 a 0 sul Psg superando con un superbo slalom tre avversari.

La retroguardia si dispone a quattro con due centrali di esperienza come Piqué e Mascherano (talvolta utilizzato anche come centrale di centrocampo), oppure opta per la forza dei giovani in rosa (Edgar e Bartra). I due esterni bassi, a scelta fra Adriano, Jordi Alba o Dani Alves sanno interpretare, alla perfezione, sia la fase difensiva che quella offensiva anche se sono più propensi a proporsi. Un Barcellona decifrabile sul piano tattico dalla cintola in giù ma individualmente con più giocatori di qualità. Una sfida entusiasmante senza un pronostico certo, tanta è la qualità in campo e sulle panchine, sicuramente l’espressione di un calcio moderno che fa scuola. Un Bayern organizzato e camaleontico contro un Barcellona sfavillante. Vincerà la ragione o l’ingegno? Possono i diversi impegni in campionato, Bayern già campione e Barcellona ancora in lotta nella conquista della Liga, influenzare questa sfida?

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