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LA PARATA IN TUFFO, TECNICA E DIDATTICA

Il gesto più spettacolare del portiere analizzato nei minimi dettagli, le indicazioni, i consigli e le esercitazioni per insegnarlo ai giovani, eseguirlo correttamente ed essere decisivi.

Portieri di calcio, la tecnica del tuffo - 1 from Allfootball on Vimeo.

Il gesto tecnico più spettacolare del portiere analizzato nei minimi dettagli, le indicazioni, i consigli e le esercitazioni per eseguirlo correttamente ed essere decisivi.

Il tuffo è uno dei gesti più complessi da eseguire sia sotto il profilo tecnico sia sotto l’aspetto motorio. L’intervento, infatti, è efficace se ciascun movimento che lo compone viene effettuato in modo armonico e funzionale. È quel tipo di parata che viene effettuata quando la palla non può essere raggiunta mantenendo la posizione eretta. Il tuffo deve essere espresso in modo economico e funzionale al tipo di traiettoria e al punto di impatto tra pallone e mani.

 

LA DINAMICA

Il tuffo, in generale, avviene passando da una fase di equilibrio statico a una fase di equilibrio dinamico. Il disequilibrio, lo spostamento da una fase all’altra causato dall’uscita dal proprio baricentro, avviene sia per lo spostamento del tronco fuori dall’asse verticale del corpo sia, soprattutto, per l’accelerazione fornita dalla spinta delle due gambe. Il piede lontano dal lato dove ci si tuffa è quello che fornisce la prima spinta (per creare la perdita di equilibrio) mentre l’altro viene sollevato per ricercare la nuova posizione prima dello stacco: è la fase di “apertura”.

Prima della seconda spinta, il busto subisce uno “schiacciamento” verso il terreno, il movimento di proiezione di braccia e mani verso il pallone deve essere simultaneo allo stacco del corpo dal terreno. Va cercato l’intercettamento del tiro attraverso una linea di tuffo rettilinea.   

 

GLI ESERCIZI PER AUTOMATIZZARE IL GESTO

Il primo esercizio analitico per l’approccio al terreno prima dello stacco è un valido esempio di come andare ad agire in modo performante sull’allineamento e lo schiacciamento del busto verso il pallone. In questo caso la posizione di partenza induce una linea di tuffo preordinata e il pallone ha una traiettoria obbligata con possibili varianti solo in altezza (palla battuta, rasoterra o a mezza altezza). Si parte da una posizione prossima al terreno e si mantiene la concentrazione su pochi aspetti: allineamento, schiacciamento del busto e proiezione delle mani verso palla (sequenza 1).

Il secondo esercizio è una progressione rispetto al primo e ha la particolarità, attraverso la partenza in posizione sagittale (figura 1), di inserire anche la spinta delle gambe. In questo caso, l’apertura dei piedi (di cui abbiamo parlato in precedenza) è indotta preventivamente come del resto la linea di tuffo. Questo esercizio necessita di un alto grado di attenzione da parte dell’allenatore perché nella sua esecuzione sono molti gli aspetti che possono generare comportamenti inefficienti e causare importanti errori tecnici.

Figura 1

GLI ERRORI PIÙ FREQUENTI

In entrambi gli esercizi, la linea di tuffo deve essere quella definita dall’orientamento della gamba di spinta, testa e busto si proiettano sopra di essa. La testa non deve mai scivolare all’esterno di questa linea altrimenti il tuffo perde in lunghezza e le gambe vengono costrette a un movimento scomposto. Un altro errore, più specifico del secondo esercizio, è legato alla dinamica di spinta. Spesso, nell’esecuzione con partenza sagittale, il portiere si concentra sulla spinta della gamba avanzata. In verità, per creare una ottima linea di tuffo, occorre “rompere” l’angolo della gamba arretrata (figura 2) e contemporaneamente sbilanciare la testa in direzione della palla.

Figura 2

Questo permette un utilizzo migliore dell’energia prodotta dalla spinta e il mantenimento di una linea corretta. La seconda variante aiuta a creare feeling con tutti questi aspetti perché impone una rialzata e genera contemporaneamente anche il necessario sbilanciamento del busto.

(Fine prima parte)

Articolo a cura di Andrea Pasquot (clicca e leggi gli altri articoli), si ringrazia Federico Notarbartolo dell’Fc Lugano per essersi prestato nelle dimostrazioni.

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