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FORTI E VELOCI UGUALE POTENTI

Il calciatore ha bisogno di importanti valori di accelerazione, ecco gli strumenti per calcolare la nostra forza veloce.

In questo post parleremo della prestazione anaerobica alattacida del calciatore, passando in rassegna gli strumenti di valutazione finalizzati a ottenere dati su questa importante capacità. Il primo strumento in ordine cronologico di avvento nel mondo sportivo sono le fotocellule cronometriche, un buon compromesso per la misurazione della velocità di corsa. Poche sono le accortezze da tenere in considerazione durante il loro uso:

  • Standardizzate la distanza di partenza dalla fotocellula di Start (ove non si disponga di un sistema di partenza).
  • Standardizzate l’altezza della fotocellula da terra, considerando come ideale l’altezza media del bacino del gruppo di soggetti analizzati.
  • Determinate l’ultima cifra decimale da tenere in considerazione (centesimi o millesimi).

Le fotocellule sono uno strumento di facile utilizzo, risulta quindi molto importante concentrarsi su cosa misurare. Il calciatore, nella maggior parte del tempo di una partita, effettua una prestazione fatta di accelerazioni e non di velocità pura. L’indagine, dunque, deve interessare i tempi di percorrenza su distanze brevi, dai cinque ai venti metri, e percorsi a navetta piuttosto che tratti rettilinei. Tale pensiero è supportato da alcuni autorevoli studi scientifici, concordi nell’affermare che la differenza tra professionisti e dilettanti sia riscontrabile sui dieci metri, con tempi che invece risultano simili sui trenta.

Roberto Sassi, campione d'Italia con la Juventus, al lavoro.

COME DETERMINARE LA POTENZA

Indispensabile per essere veloci è la capacità di esprimere forza, che se erogata velocemente diventa potenza (P = F x V). La misurazione della forza può avvenire in modo diretto (pedana di forza, cella di carico) o indiretto (encoder, accelerometro, fotocellule tipo OptoJump). Nel primo caso si misurerà immediatamente il valore ricercato (anche se la forza non è una grandezza fondamentale, bensì derivata). Nel secondo i valori di forza e o di potenza saranno forniti da un algoritmo composto da altre grandezze (per esempio il tempo di volo per un OptoJump). Anche se non di facile utilizzo come le fotocellule, quel che fa la differenza è la logica che sta alla base della misurazione, indipendentemente dallo strumento. I test più comuni eseguibili con gli strumenti di cui abbiamo appena detto sono:

  • I test di salto verticale: Squat Jump, Counter Movement Jump, Drop Jump, Stiffness Test, e così via…
  • Gli esercizi isometrici: ad angoli diversi con celle di carico o dinamometri.
  • Gli esercizi gesto - specifici: dallo squat, alla panca piana, a una partenza sprint (con encoder SmartCoach).

I primi, ben noti, possono essere effettuati con gli economici sistemi a fotocellule già citati, piuttosto che con una più costosa piattaforma apposita, in grado, tramite centinaia di sensori piezoelettrici, di misurare la forza impressa su di essa e indirettamente calcolare la potenza espressa. Con questo tipo di strumento si possono indagare anche eventuali asimmetrie tra arto destro e arto sinistro, sia tramite salti, che semplici squat a corpo libero (con doppia pedana).

I test isometrici, per definizione in grado di dare esclusivamente un valore di forza (sono effettuati da fermi quindi a velocità pari allo zero), sono molto utili durante un iter riabilitativo o come screening preventivo, ma sono lontani dalla prestazione. Possono essere svolti a catena cinetica aperta o chiusa. I test appartenenti alla terza categoria, infine, sono i più vicini alla prestazione e sono costituiti, a volte, dalla prestazione stessa quindi eseguibili durante l’allenamento. Con un sistema tipo SmartCoach si può ottenere un vero e proprio report storico individuale. Viene derivato dalla misurazione giornaliera di qualsiasi esercizio svolto durante l’allenamento con macchine tradizionali, cioè i pesi liberi, ma anche con le sempre più diffuse macchine isoinerziali, con le quali si può riprodurre, a esempio, una partenza da fermo.

In conclusione oggi si può misurare tutto, basta avere risorse umane, economiche e tempo a disposizione. Ma non bisogna farsi intrappolare dal desiderio utopico di voler quantificare ogni cosa, bensì lasciarsi guidare dall’arte scientifica (contraddizione in termini quanto mai appropriata) in grado di individuare le proprie priorità all’interno di un progetto di controllo dell’allenamento e della conseguente prestazione.

Con la collaborazione di Antonio Gualtieri

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