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CALCIO E LESIONI MUSCOLARI: QUALI CAUSE?

Un guida semplice ed efficace per conoscere meglio i propri muscoli, conservarli e curarli dedicata a giocatori, allenatori, preparatori e, perché no, genitori

Un primo fondamentale passo nella prevenzione degli infortuni muscolari è capire quali dinamiche e fattori predisponenti vi siano all’origine. Se nelle lesioni dirette (vedi post precedente), il meccanismo traumatico è la causa (ovviamente non prevedibile), stessa cosa non si può dire degli infortuni muscolari da trauma indiretto, la cui origine è complessa e multifattoriale. Coinvolge fattori estrinseci (dovuti all’ambiente e alla tipologia di training) e intrinseci (legati alle caratteristiche dell’atleta) (tabella sottostante). L’elemento che tuttavia rappresenta il più importante fattore di rischio è la presenza di un precedente infortunio.  Uno studio condotto sulle lesioni a carico dei muscoli flessori di ginocchio durante una stagione sportiva dell’Australian Football League riporta che addirittura nel 45% dei casi s’è trattato di recidive di problemi precedenti.

L’elemento che tuttavia rappresenta il più importante fattore di rischio è la presenza di un precedente infortunio.  Uno studio condotto sulle lesioni a carico dei muscoli flessori di ginocchio durante una stagione sportiva dell’Australian Football League riporta che addirittura nel 45% dei casi s’è trattato di recidive di problemi precedenti.

Da elementi predisponenti, questi fattori possono diventare determinanti in condizioni di affaticamento del calciatore, il che può instaurare un deficit energetico generale o localizzato a uno specifico muscolo. Le fibre muscolari faticano a ritornare allo stato di rilassamento successivo alla contrazione, diventando sempre più rigide. Il muscolo dunque, non più mobile e pronto ad adattarsi ai movimenti di stiramento e accorciamento, va incontro a squilibrio, con conseguente deficit prestazionale e rischio di lesione. Ancora più esposti a questo pericolo sono i muscoli precedentemente indeboliti da lesioni pregresse o da squilibri di forza indotti da un allenamento incongruo o da insufficiente riabilitazione post-infortunio. In particolare, all’interno delle dinamiche di gioco, le lesioni a carico dei muscoli del polpaccio e dei flessori di ginocchio avvengono tipicamente durante l’accelerazione, mentre quelle a carico del quadricipite femorale, in fase di decelerazione (ad esempio calciando un pallone). Per quanto invece concerne il Doms (trattato nel precedente post di questo blog), il fattore scatenante è di origine meccanica anziché metabolica. Il carico di lavoro muscolare eccessivo, spesso dovuto a esercitazioni alle quali non si è abituati con conseguente formazione di microlesioni a carico del muscolo stesso, è la causa dello stato di affaticamento muscolare.

 

LA RIPARAZIONE DEL “DANNO MUSCOLARE”

Ma cosa avviene realmente all’interno dei nostri muscoli durante il processo di guarigione? Nelle lesioni macroscopiche da trauma diretto e negli strappi muscolari il processo riparativo segue un andamento pressochè costante, costituito da una fase iniziale di necrosi (morte) delle fibre muscolari lesionate, formazione di un ematoma e reazione infiammatoria locale. A seguire, il processo di guarigione comporterà una fase caratterizzata dalla formazione di tessuto cicatriziale e iniziale rigenerazione delle fibre muscolari. Durante poi l’ultima fase, detta di rimodellamento, le fibre muscolari rigenerate matureranno, il tessuto cicatriziale si riorganizzerà fino al ripristino delle capacità funzionali del muscolo. Requisito fondamentale per l’efficacia del trattamento riabilitativo che verrà impostato, sarà proprio il rispetto dei tempi biologici di guarigione dei tessuti in sincronia con l’evoluzione del processo appena descritto.

 

UN’IDEA GENERALE SUI TEMPI DI RECUPERO

A questo punto è facile prevedere la domanda che ogni giocatore vorrebbe subito fare al proprio referente medico: “quando potrò rientrare in campo?”. Sulla base di quanto fin qui esposto, i tempi di recupero dipenderanno direttamente dal tipo e dall’entità della lesione. Eventuali ostacoli sul percorso potranno essere: errori di trattamento, complicanze quali fibrosi post-traumatica, calcificazioni, miositi ossificanti o falde liquide e il verificarsi di una recidiva durante il percorso riabilitativo. Ogni atleta ha poi le proprie e individuali caratteristiche fisiologiche, psicologiche e motivazionali che incideranno in maniera decisiva nel recupero dall’infortunio. Fatte queste doverose premesse, al solo scopo di dare una generica idea sugli ipotetici tempi di recupero post-infortunio, diciamo che tendenzialmente il calciatore affetto da crampo o contrattura muscolare, può recuperare in un periodo di almeno qualche giorno, commisurato alle esigenze di performance funzionali del muscolo. Lo stiramento prevederà invece un trattamento più specifico e una ripresa funzionale più lenta; il calciatore può tornare a un allenamento normale dopo non meno di una settimana. Lo strappo rappresenta l’evenienza clinica più grave, e il periodo di guarigione varia a seconda del grado della lesione: uno strappo di I grado richiede circa 20-30 giorni, uno strappo di II grado circa 30-40 giorni e uno strappo di III grado almeno 45 giorni. La contusione e la lacerazione da trauma diretto hanno sostanzialmente gli stessi tempi di riparazione dello strappo in base al grado della lesione. Il Doms generalmente si risolve spontaneamente entro 7-10 giorni.

Il prossimo mese entreremo ancor di più nel vivo del problema analizzando i principi del trattamento riabilitativo e della prevenzione degli infortuni muscolari

Con la collaborazione del Dr. Cristiano Sconza.

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