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CHE CALCIO SI GIOCA IN CHAMPIONS?

La massima competizione continentale, cartina tornasole di come sta evolvendo il calcio in Europa: tendenze tattiche e scelte strategiche.

Uno sguardo sulla Champions League ci offre un quadro di come e in quale direzione sta evolvendo il calcio europeo. Non c’è una squadra dominante né nel gioco né nel suo complesso, ma alcune formazioni hanno delle peculiarità importanti. Sanno fare quello che serve nel momento in cui serve e questo offre loro un vantaggio determinante nelle partite che contano contro avversari più rigidi e schematici. Chi è sempre “nella partita” sa dargli una svolta al momento opportuno anche quando va in difficoltà mentre chi si esprime attraverso il semplice gioco o schemi precostituiti e non in base a concetti ha difficoltà a cambiare marcia. In Europa si gioca più velocemente che nei campionati nazionali, c’è molto più movimento con e senza palla. Nessuno gioca da fermo, si corre sempre, ci si smarca sempre e si attaccano in continuazione gli spazi. Questo favorisce gli undici che hanno più qualità individuali perché controllare la palla, in spazi ridotti, è estremamente complicato e, soprattutto, bisogna saper pensare prima che intuire.

 

UN POSSESSO PALLA SOLO OFFENSIVO

Poche squadre, anche se si sentono inferiori, fanno catenaccio attraverso il possesso palla, e ancor meno sono quelle che giocano in orizzontale, tutte cercano la porta dopo un fraseggio o una verticalizzazione.  Il possesso palla è diventato uno scorrimento velocissimo orientato alla ricerca di spazi per cercare di andare rapidamente alla conclusione. Tenere e gestire il pallone per difendersi non paga anzi a volte è controproducente perché si lasciano spazi alle spalle e si favoriscono le ripartenze avversarie in campo aperto. Tutte le squadre cercano di fare la partita e di attaccare giocando in verticale perché più la palla è veloce più il gioco seleziona i giocatori.

 

LA “GLOBALIZZAZIONE” DEL CALCIATORE

La tecnica situazionale è migliorata in tutti i calciatori e si è alzata la qualità individuale: i fuoriclasse che da soli determinano le partite sono pochissimi e non bastano a fare la differenza. La media qualitativa è alta perché i giocatori sono diventati universali, sanno fare tutto. I difensori sono registi arretrati o fantasisti incursori abili nell’uno contro uno, i portieri sanno giocare con i piedi come i loro compagni, i centrocampisti sono dei funamboli e sanno pensare prima di giocare, gli attaccanti sfruttano ogni minima indecisione e colpiscono con rapidità e intuito. Nel mezzo di questo cambiamento si collocano molte squadre e c’è posto anche per  Juventus e Napoli, due squadre diverse ma dotate di qualità individuali e collettive con pochi limiti.

 

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