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CALCIO: L’ALLENATORE, LA FORMAZIONE

Max Canzi e la gestione dei malumori generati dall’esclusione dall'undici titolare. Come si deve comportare il tecnico?

Il “Cosa ne pensi” dell’undici dello scorso febbraio dedicato alla gestione dei malumori della panchina, come prevedibile, ha pungolato molti lettori. Si tratta di un argomento molto caldo, che potrebbe essere analizzato sotto molti punti di vista. Ci torneremo sopra, col vostro contributo. Intanto, ecco due interessanti, fra i tanti, commenti giunti in redazione e l’opinione di uno dei nostri professionisti e collaboratori Max Canzi.

 

IL COMMENTO DEI LETTORI

Ci scrive Cristian Danisi: «Buongiorno a tutti, io penso che non sia possibile dare otto nove spiegazioni ogni volta, i ragazzi devono essere consapevoli che uno dei compiti dell'allenatore è scegliere, che non è semplice e che le scelte sono sempre pensate per il bene della squadra. È un messaggio che deve passare, magari dialogando costantemente con i giocatori. Io consiglio poi di utilizzare l'ormai noto "giochetto" mediante il quale si fa scrivere loro la propria formazione: si renderanno conto che scegliere non è semplice e saranno messi di fronte al fatto che dovranno lasciare fuori qualcuno».  Per Danilo Curatolo «… dipende dal rapporto che si crea con i giocatori e dai giocatori stessi. Con alcuni si può parlare prima, con altri il giorno dopo e con altri anche dopo due giorni. Di sicuro, ognuno ha le proprie idee e il mister deve fare delle scelte. La cosa più importante, dal punto di vista del tecnico, è dire sempre la verità esponendo le proprie idee. Altra cosa fondamentale è essere coerente con ciò che si dice: non dire una cosa e poi farne un'altra. Piuttosto meglio non parlare. Questo modo di rapportarsi sincero, coerente e disponibile all'ascolto alla lunga porta i giocatori a seguire l'allenatore». 

Max Canzi, allenatore della Primavera del Cagliari, qui in una foto di repertorio quando lavorava a Siena in serie A a supporto di Mario Beretta

L’OPINIONE DI MAX CANZI

«Condivido le considerazioni inviateci dai due amici lettori, sono assolutamente corrette. Se volete una mia opinione personale mi viene istintivo dirvi come mi comporto io, perché in realtà non credo ci sia una soluzione universalmente corretta, una verità assoluta. C’è equilibrio, intelligenza, buon senso e correttezza. All’inizio dell’anno spiego alla squadra che io non darò mai spiegazioni precedenti le scelte che farò, questo più che altro per una questione di semplicità, rispetto e chiarezza. Potete immaginare che viceversa tutti potrebbero legittimamente chiedere prima di una partita e… insomma, il rischio è che non se ne venga più fuori.»

 

ESSERE SINCERI, NON AGGRESSIVI E ONESTI

«D’altro canto dico chiaramente che la porta del mio spogliatoio è sempre aperta, massima apertura insomma, ma nei modi e nei tempi giusti. Prima della gara mai, successivamente sono disponibile a dare risposta alle loro domande avvertendo tutti che non necessariamente le mie risposte li soddisferanno, anzi, potrebbero anche essere sgradevoli. Del resto è nostro dovere essere sinceri e onesti, non possiamo prendere in giro i giocatori, a costo di essere spiacevoli dobbiamo dire loro la verità. A questa regola generale derogo raramente, ma qualche volta può capitare. Sono casi che valuto di volta in volta e sono casi eccezionali. Vi faccio un esempio: se ho deciso di non far giocare (per un qualche motivo) un elemento forte, rappresentativo che gioca sempre e sta giocando molto bene da diverse partite magari lo preavverto per scongiurare inutili e insensate incomprensioni. In definitiva, la cosa più importante, come dice nel suo intervento Danilo, è essere coerenti. Se tu dici una cosa devi essere in grado di mantenerla. Se io dico che chi non si allena il venerdì la domenica non gioca, così deve essere, vale per il giocatore o la giocatrice più importante e forte della rosa, come per quelli che sono più indietro.»

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