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L’ANALISI TATTICA DI MILAN INTER

Mihajlovic batte Mancini giocando alto e corto tra i reparti. Decisivo per i rossoneri anche l’apporto sfiancante del lavoro in catena a destra e a sinistra.

L'articolo è realizzato in collaborazione con la piattaforma Wyscout

Il Milan si prende il derby e sancisce, grazie a un’ottima prestazione, la sua rinascita. L’Inter, che ha approcciato la partita con una formazione molto offensiva, esce dalla stracittadina con un pugno di mosche in mano e torna ad Appiano con tanti dubbi sulla reale forza della squadra e il ruolo che le compete in questa stagione. Mihajlovic è riuscito a battere l’amico Mancini con la soddisfazione di avere visto la sua squadra mettere finalmente in pratica la sostanza del suo credo tattico.

 

GLI SCHIERAMENTI

I rossoneri sono scesi in campo con il consueto 1-4-4-2, optando per i muscoli di Kucka a discapito della tecnica di Bertolacci in mezzo al campo e confermando Honda esterno alto a destra. Anche l’Inter, sulla carta, ha scelto il medesimo schieramento, ma con attitudine molto offensiva in virtù della presenza, in contemporanea, di Brozovic, Ljajic, Perisic, Eder e Jovetic.  L’idea di Mancini era quella di sfruttare gli spazi sugli esterni concessi soprattutto a destra, dove sulle avanzate di Perisic Bonaventura ha fatto fatica a dare copertura ad Antonelli. Un coraggioso Milan ha retto nei primi venti minuti di gara, pur concedendo al pacchetto offensivo nerazzurro l’uno contro uno. Ai quattro attaccanti nerazzurri si è aggiunto sempre uno dei due terzini o Brozovic, a creare la superiorità numerica nei pressi dell’area di rigore (foto 1); una fase di gioco inizialmente favorita dalla troppa distanza tra i reparti dei rossoneri, sbilanciati in avanti. 

Foto 1: una situazione di superiorità numerica a favore dell’Inter sulla trequarti, con i quattro attaccanti nerazzurri supportati a sinistra da Juan Jesus. Il centrocampo del Milan è troppo avanzato per poter recuperare.

Di contro e nello stesso periodo, Perisic e Ljajic (che hanno attitudini più offensive che difensive) non hanno garantito adeguata copertura sulle fasce in fase di non possesso palla, lasciando campo aperto alle sovrapposizioni degli esterni bassi Abate e Antonelli. Ma come capita a volte nel calcio, i rischi presi da un punto di vista tattico per trovare la giocata vincente non generano il risultato voluto e allora dopo le sfuriate iniziali è su azione nata da palla inattiva che i rossoneri passano, di testa, con Alex.

 

MILAN PIÙ COMPATTO DEL SOLITO

Il Milan è comunque riuscito a portare a casa i tre punti grazie alla coesione d’intenti fra tecnico e squadra, ultimamente più continua nell’applicazione delle indicazioni fornite dal serbo. Approfittando delle difficoltà dei nerazzurri in fase d’impostazione, Mihajlovic ha chiesto ai suoi di pressare molto alti. Quando il pallone è entrato in possesso di uno dei due terzini (Juan Jesus o Santon), immediatamente la squadra s’è alzata corta e compatta, accorciando velocemente sugli esterni alti interisti e sui due centrocampisti (foto 2).

Foto 2: il pressing offensivo del Milan. Attuato per tutti i 90’.

A differenza della partita di andata, nel corso della quale fu determinante lo scollamento tra i reparti in fase di pressing, la difesa rossonera ha stavolta accompagnato molto bene la linea di centrocampo (foto 3). 

Foto 3: la linea difensiva del Milan sempre molto alta.

). Eder e Perisic, dal canto loro, molto bravi nei movimenti “corto-lungo”, hanno cercato di sfruttare l’atteggiamento avversario a proprio vantaggio per attaccare la profondità alle spalle del diretto marcatore (foto 4).

Foto 4: Perisic, attaccato da Antonelli, verticalizza per Eder che “prende” alle spalle Romagnoli. Alex è troppo lontano per poter andare in chiusura, ma l’italo-brasiliano non sfrutterà l’occasione.

DECISIVE LE CATENE ESTERNE

Idee e atteggiamenti corretti, quelli dei due interisti, ma a fare la differenza è stato chi è riuscito di più a coniugare qualità e continuità nella manovra offensiva. Il Milan ha dimostrato di avere le idee molto chiare e ha lavorato benissimo con le catene esterne: Honda, Bonaventura, Abate e Antonelli hanno avuto sempre diverse opzioni di passaggio e Niang, grazie al suo continuo movimento, ha contribuito in modo fondamentale a non dare punti di riferimento ai difensori nerazzurri disorientandoli (foto 5 e 6).

Foto 5 e 6: un’azione del Milan. Il centrale di difesa appoggia frontalmente su Bonaventura, che scarica di prima su Antonelli. Il terzino sinistro del Milan verticalizza immediatamente a cercare Niang, allargatosi per creare spazio centralmente a vantaggio proprio di Bonaventura.

Importante, ai fini del risultato, anche la prestazione di Montolivo, molto criticato nel corso della stagione. L’ex nazionale sembra aver trovato la giusta dimensione come centrocampista più difensivo che di impostazione, impegnandosi molto in appoggio ai due esterni alti per le verticalizzazioni e dedicandosi a dare equilibrio a centrocampo e squadra.

Scritto in collaborazione con Jacopo Gornati (New G Project). 

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