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IMPARIAMO A PARARE IN TUFFO

Analisi, didattica ed esercitazioni per insegnare ai giovani portieri il gesto tecnico più avvincente ed emozionante del loro bagaglio tecnico.

Approfondiamo, con questo post, l’analisi teorica e analitica del gesto tecnico del tuffo iniziata con il contributo che vi abbiamo proposto a fine luglio. Tutto quanto appreso e analizzato sinora riguarda gli aspetti propedeutici all’esecuzione, vediamone assieme la dinamica e l’applicazione nelle diverse situazioni di gioco. Passiamo, in progressione, dall’adattamento del corpo al suolo, come visto in precedenza, alla completa esecuzione tecnica.

Nell’esecuzione del tuffo si passa da una fase statica a una dinamica in cui l’uscita del baricentro avviene sia per lo spostamento del tronco fuori dall’asse verticale sia per la spinta fornita dai due piedi. Il piede opposto rispetto alla direzione di arrivo del pallone è quello che fornisce la prima spinta (si genera la perdita di equilibrio), mentre l’altro viene sollevato per cercare la nuova posizione prima dello stacco: questa fase, lo ricordiamo, si definisce di apertura. Al proposito è importante curare un dettaglio spesso trascurato, lo sbilanciamento del primo piede, è questo il gesto che rende più performante l’esecuzione tecnica perché fornisce l’accelerazione al corpo. Un altro aspetto fondamentale da perfezionare in allenamento sono i tempi dell’intervento:

1) quello che intercorre tra la lettura del tiro e l’esecuzione del tuffo;

2) quello necessario per lo sbilanciamento;

3) quello utile affinché le mani compiano il tragitto più breve per arrivare all’impatto con il pallone.

È poi decisivo il sincronismo fra tutti i movimenti, grazie a un perfetto timing per giungere al contatto con la sfera in maniera ideale ed efficace (foto 1).

Foto 1: un particolare della presa a terra (vista frontale)

MAI DA FERMI

Prima del tuffo, in genere, il portiere effettua uno spostamento perché le dinamiche della partita obbligano il numero uno a interagire con il gioco (vedi al proposito il blog dedicato alla teoria e didattica del portiere efficace di Claudio Rapacioli). Gli spostamenti di palla, gli avversari e i compagni generano frequenti traslocamenti e riposizionamenti necessari per assumere costantemente la posizione ideale per proteggere la porta.

Nelle esercitazioni è importante dunque abbinare l’esecuzione del gesto tecnico a una fase di spostamento e arresto che generano (e quindi allenano) difficoltà legate sia alla gestione dell’equilibrio sia dell’orientamento. La mancanza di equilibrio a sua volta allena la gestione degli appoggi e del corpo, la frenata la gestione degli appoggi e del tronco. In fase di arresto, infine, il corpo deve essere pronto a un tuffo il più efficace possibile, per tutti questi motivi con i giovani il lavoro su: aspetto dinamico, arresto e tuffo è un aspetto su cui insistere con costanza e determinazione, così come sui dettagli che riguardano la posizione delle mani (in foto 2 la presa a terra).

Foto 2: un particolare della presa a terra (vista posteriore)

LE PROPOSTE DEL VIDEO

Esercizio 1: si ricerca un’apertura dell’anca e un successivo allineamento del tuffo, forzando lo schiacciamento del busto con l’utilizzo del nastro.

Esercizio 2: la struttura del secondo esercizio rimane invariata, ma la ricerca del tuffo è frontale. L’impegno richiesto prevede anche l’attenzione al corretto avanzamento del piede di spinta.

Esercizio 3: il terzo esercizio propone un’applicazione in situazione che lega l’aspetto dello spostamento - arresto a quello del posizionamento in porta in relazione alla posizione del pallone calciato.

 

GLI ERRORI PIÙ FREQUENTI

I più comuni sono correlati a un appoggio sbagliato del piede di spinta. I piedi, infatti, devono creare un “binario” nel quale deve trovare collocazione il busto. Se il tronco “cade” esternamente a questo binario il tuffo sarà mal eseguito e i piedi e le gambe anticiperanno la testa rispetto al pallone. Questa situazione è generata, per esempio, da un appoggio troppo centrale del piede o dalla scelta di preparare una linea di tuffo per poi buttarsi seguendone un’altra. E in questa situazione, la testa andrà all’indietro. Un altro errore molto comune è legato alla mancanza di arresto dopo uno spostamento. La fase di frenata è molto importante perché consente successive fasi di sbilanciamento e spinta efficaci.

Post a cura di Andrea Pasquot (clicca qui e leggi gli altri articoli) si ringrazia Federico Notarbartolo dell’Fc Lugano per essersi prestato nelle dimostrazioni.

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