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IL CALCIO COME LEZIONE DI VITA

San Patrignano insegna che tensioni, nervosismi e ansie della partita possono essere gestiti, controllati e trasformati in un momento di crescita e ci spiega come.

La squadra di calcio di San Patrignano si è aggiudicata, anche quest’anno e per la terza volta consecutiva, la Coppa Disciplina del campionato di Seconda categoria Emilia Romagna girone T.  Nella classifica a punti è arrivata ottava ma essere premiata ancora una volta come squadra più corretta della manifestazione è la vittoria più bella. È, questo, un importante riconoscimento alla correttezza e il fair play che i ragazzi mostrano in campo mentre si battono anche come atleti e come calciatori. È una testimonianza della qualità del percorso che stanno svolgendo in comunità.

 

VALORI SPORTIVI E DELLA VITA DI TUTTI I GIORNI

La formazione della comunità conta trenta ragazzi e chiaramente mister Chianese non può che essere soddisfatto. «Siamo orgogliosi di avere raggiunto anche quest’anno questo traguardo – spiega il tecnico - Le qualità che i nostri ragazzi mostrano in campo sono le stesse che devono avere nella vita. Correttezza, rispetto, lealtà, spirito di gruppo e autocontrollo anche nelle situazioni in cui la tensione sale e ciò nel calcio capita essendo un sport agonistico e di contatto. Il nostro obiettivo non è solo formare atleti, ma soprattutto uomini».

La competizione agonistica offre l’opportunità di potersi misurare con i propri limiti, con l’impulsività e la scontrosità che sono diffuse in ragazzi che hanno dovuto convivere con un passato difficile. In questo il ruolo dell’educatore è essenziale, al pari della famiglia e della scuola. Nello sport si avvicendano continuamente un’infinità di sensazioni ed emozioni: gioia, rabbia, entusiasmo, soddisfazione, frustrazione, ansia. Sapere gestire questi stati d’animo è fondamentale, soprattutto per chi si trova a dover recuperare valori che aveva smarrito.

Marcello Chianese, Il tecnico della nazionale di San Patrignano che ha anche il delicato e importantissimo ruolo di educatore e punto di riferimento della squadra.

UN MONITO AI GENITORI

La presenza di un educatore sportivo, tuttavia, non è sufficiente a sostenere la crescita di un ragazzo. La vicinanza della famiglia e l’appoggio e il rispetto che deve all’allenatore vengono spesso a mancare. Molti genitori non hanno affatto cultura sportiva e non riescono, di conseguenza, a sostenere il figlio, perché lo mettono in conflitto col tecnico. Questo è un grosso ostacolo per il lavoro formativo del quale si prende carico il mister perché, di fatto, lo delegittimizza agli occhi dei ragazzi.

 

GIOCA CHI ASCOLTA E LAVORA CON UMILTÀ E IMPEGNO PER LA SQUADRA

La coppa disciplina, vinta per il terzo anno consecutivo, è la risposta concreta dell’efficacia di un metodo di lavoro sportivo educativo basato sul rispetto e la correttezza verso gli avversari e compagni. Ma come si fa a gestire gli impulsi di un giocatore agonista? L’allenamento, le partite e le scelte del mister in generale non si basano solo sull’obiettivo della crescita tecnico tattica del giocatore. «Gioca non chi è più bravo tecnicamente – spiega Chianese – ma chi nell’allenamento dimostra capacità di ascolto, umiltà e mette le proprie qualità a disposizione della squadra». I messaggio che arriva ai ragazzi è che il mister non fa differenze fra giocatori. Tutti sono utili, nessuno è indispensabile. L’unica cosa che conta, e che influisce sull’essere titolare o meno in gara ufficiale, è la costanza e la determinazione nell’affrontare le fatiche settimanali. Il vero valore aggiunto è la capacità di trasformare in forza, e non in gesti antisportivi verso l’avversario o l’arbitro, i momenti di rabbia e di poca lucidità.

 

L’ERRORE COME OCCASIONE DI CRESCITA

«Nel calcio amatoriale succede spesso di subire provocazioni da parte del pubblico o degli avversari – racconta Lorenzo, un giocatore della squadra – ogni partita allora metto alla prova la mia capacità di autocontrollo e cerco di mettere a frutto i consigli del mister». Del resto a San Patrignano i ragazzi sanno come funziona. Chi compie un gesto scorretto nella partita successiva non farà parte degli undici titolari. Guarderà la gara dalla panchina o dalla tribuna per riflettere sull’errore commesso e trasformare lo sbaglio in un’occasione di crescita.

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