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ALLENIAMO L’INTELLIGENZA CALCISTICA

Come si è evoluto il modo di allenare e di pensare il calcio. Oggi il giocatore deve affrontare sfide sempre più complesse ed è al centro del progetto. È lui, infatti, a dover saper leggere, interpretare e risolvere dinamiche di gioco sempre più elaborate.

L’evoluzione del calcio, negli anni, può essere suddivisa in alcuni passaggi fondamentali. Mettendo al centro il ruolo del calciatore ecco quelli più significativi.

  • Il calcio del giocatore: è stato caratterizzato dalla specializzazione dei ruoli e dal ruolo preminente dell’individualità.
  • Il calcio del collettivo: si comincia a ragionare in termini di eclettismo e universalità dei ruoli e diventa fondamentale il concetto di squadra.
  • Il calcio della duttilità: è la fusione delle due filosofie precedenti. Si ricerca la valorizzazione delle qualità del singolo calciatore nel contesto di un gioco di squadra organizzato.
  • Il calcio della mente: siamo ai giorni nostri e si introduce l’aspetto cognitivo per sviluppare la capacità del giocatore di interpretare le diverse situazioni di gioco e trovare le soluzioni più idonee.

LE FASI DEL MISTER

Anche l’allenatore, nel contempo, ha vissuto una profonda evoluzione che ha attraversato diverse fasi.

  • L’empirismo (il calcio del giocatore): in cui per tentativi ed errori trovava soluzioni più o meno funzionali rispetto ai propri obiettivi e, di conseguenza, preparava i suoi allenamenti.
  • La fase dell’organizzazione (il calcio del collettivo): in cui ha razionalizzato il processo di allenamento per organizzare i movimenti di squadra collegando l’operato dei singoli giocatori tramite esercitazioni. L’obiettivo era far esprimere alla squadra un gioco definito, preordinato e schematizzato.
  • La fase della creatività (il calcio della duttilità): qui il tecnico pensava l’allenamento per organizzare azioni di gioco ordinate e armoniose che, al contempo, valorizzassero le qualità dei singoli giocatori.
  • La fase dell’intelligenza o del pensiero (il calcio della mente): si concretizza una sintesi dei concetti precedenti, ma si introduce un ulteriore aspetto. Si forniscono al calciatore gli strumenti per interagire rapidamente ed efficacemente in un contesto tecnico e tattico che muta velocemente, al pari delle situazioni di gioco.

L’INTELLIGENZA TATTICA

Si iniziano ad allenare l’organizzazione mentale e la capacità di ragionare in modo versatile. Il tutto, per aiutare il calciatore a trovare, nel più breve tempo possibile (pensiero-azione), le soluzioni idonee rispetto alle complesse situazioni che affronta in partita. E questo determina il risultato dell'incontro e il suo andamento. Un obiettivo così ambizioso richiede intuito, duttilità, fantasia, creatività e intelligenza calcistica, doti che sono il frutto di un adeguato e corretto percorso didattico, condotto con metodo e raziocinio durante le sedute di allenamento e frutto di un abito mentale molto flessibile… anch’esso allenato costantemente. Si devono pensare sedute che offrano al calciatore la possibilità di partecipare in modo attivo, inducendolo a pensare e a ragionare e non a eseguire meccanicamente gesti e movimenti come succedeva prima. Se vogliamo arricchire il bagaglio di conoscenze dei nostri giocatori, quindi, dobbiamo fare in modo che, durante le esercitazioni, sperimentino e formino associazioni mentali, collegando i diversi processi di apprendimento in cui si articolano le diverse proposte allenanti, tramite precisi segnali. Questi servono per dettare tempi, modo e ritmi di esecuzione.Quando, durante l’allenamento, poniamo ai nostri giocatori un problema da risolvere, li abituiamo a individuare processi e a formare associazioni e quando riconosceranno situazioni analoghe durante la partita, sarà per loro più facile elaborarle tempestivamente e in modo positivo.

SPAZI E TEMPI RISTRETTI

Il gesto tecnico tattico si è modificato velocemente per adeguare l’offerta formativa a un gioco che si è trasformato in un esercizio intermittente ad alta velocità, sia di azione sia di pensiero. Il tempo fra pensiero e azione, inoltre, si è quasi azzerato e, quindi, non è più possibile esprimersi efficacemente con gli schemi motori e mentali di un tempo perché non esistono più gli spazi e i ritmi che consentivano di farlo. Le squadre erano più lunghe, c’erano meno pressing collettivo e pressione individuale. Oggi lo scegliere, inteso come espressione dell’atto tattico, ha assunto un ruolo prioritario. Si deve capire e valutare la situazione rapidamente per poi esprimere un gesto tecnico più essenziale che consentirà al giocatore l’esecuzione corretta, anticipando il possibile intervento dell’avversario. Occorre quindi un allenamento specifico e situazionale sempre più perfezionato. La capacità di saper scegliere è influenzata dalla quantità di informazioni che, durante l’allenamento, riusciamo a far percepire ai nostri giocatori, attraverso esercitazioni vissute e non subite. In esse i calciatori imparano a leggere e decodificare le informazioni fornite dal movimento dei compagni e degli avversari del momento.

 

QUALE PRESSIONE?

Negli anni passati esisteva una pressione che definirei statica, cioè espressa in zone ben delimitate a prescindere dalla posizione della palla. Oggi, a tutti i livelli, esiste una pressione dinamica, caratterizzata da azioni individuali e collettive (gruppi di pressione), che si attua in relazione ai movimenti della palla e coinvolge ogni zona di campo. La squadra, in tale contesto, per emergere deve possedere un grande equilibrio fra condizione psico-fisica e motivazione all’obiettivo.Questo progresso non è destinato a fermarsi, per questo è importante che l’allenatore comprenda che qualunque reale evoluzione tecnico tattica e motivazionale deve partire dalla crescita del giocatore. Solo se le idee e i concetti che sottendono alla corretta esecuzione delle azioni sono comprese, assimilate e condivise dagli atleti, riusciremo a proporre un calcio in cui l’organizzazione del collettivo e le qualità dei singoli troveranno la loro massima espressione.

ESERCIZI PER RIFLETTERE

Due contro tre con jolly: in un campo diviso in 2 parti, con porte e portieri, si gioca 3 (difensori) contro 2 (attaccanti) con l’aiuto di un jolly che serve per creare superiorità numerica, agendo con entrambe le squadre e nelle due zone. 

Indirizzo-intercetto: in un campo con porte e portiere si gioca 5 contro 5 con 2 jolly (1 per squadra). Non si possono fare contrasti, ma la riconquista della palla deve avvenire attraverso un intercetto. Nello sviluppo del gioco si può interessare anche il portiere. Si possono effettuare 2 o 3 tocchi secondo le qualità del gruppo e l’età dei giocatori. Si può ostacolare attivamente solo la evidente conclusione a rete. Gioco libero da marcature rigide. 

Variante: si inseriscono 2 jolly per squadra che non possono concludere a rete ne essere ostacolati.

Pressione massima con jolly: in un campo con porte e portieri, diviso in 2 parti, si affrontano 2 squadre. In ogni zona vengono schierati giocatori di eguale numero (es. 4-4 e 4-4) più un jolly che gioca con entrambe le squadre.

Gioco a 2 tocchi e pressione massima nelle 2 zone. L’allenatore può introdurre a suo piacimento un pallone nelle 2 zone, variando così gli atteggiamenti delle squadre.

Possesso e transizione: in un campo diviso in 2 parti, 2 squadre giocano per il possesso palla e quando una squadra la conquista per ottenere un punto deve riuscire a portarla nell’altra zona senza che sia intercettata. L’allenatore può inserire palla nella zona desiderata, variando di conseguenza gli atteggiamenti in campo.

Leggi tutti i post con le esercitazioni a cura di Angelo Pereni

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