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CALCIO: PSICOLOGIA ED EMOTIVITÀ DEL BAMBINO

I consigli per gli istruttori dei calciatori più piccini nei quali le emozioni sono sensazioni forti, anche fisiche, con le quali devono imparare a convivere.

Ai bambini di quattro o cinque anni che si iscrivono a una scuola calcio, al giorno d’oggi, vengono proposte attività ludiche e motorie pensate per far sì che prendano conoscenza del loro corpo e delle loro abilità. Allo stesso tempo si cerca di insegnare ai piccoli calciatori a porsi di fronte alle dinamiche del gioco e alle prime relazioni interpersonali. Li si stimola a trovare strategie con le quali risolvere quesiti personali e quelli legati alla relazione con gli altri. Per accoglierli e guidarli nel modo adeguato, allora, è necessario conoscere quali siano le caratteristiche della componente emotiva in questa delicata fascia d’età e quali siano i loro bisogni, affinché possano crearsi relazioni che favoriscano empatia.

 

LE EMOZIONI CHE AIUTANO A CRESCERE

A questa età, più che ad acquisire tecniche basilari del calcio, l’attenzione deve essere rivolta ad accrescere, in loro, la consapevolezza delle emozioni che provengono dal corpo. I bambini scoprono che nel fare attività fisica possono esprimersi. Fra i tre e i cinque anni il movimento diviene l’espressione della vitalità tipica dell’età, i piccoli sono ancora molto coerenti con il loro personale modo di essere. Proporgli di svolgere una serie di gesti semi strutturati può servire per fare acquisire loro il senso del limite stabilendo un confine entro il quale il movimento deve essere creativo adeguandolo alle richieste dell'ambiente circostante. Attraverso, invece, l’esperienza di ritmare e coordinare il proprio movimento con quello degli altri, li si spinge ad acquisire una dimensione di se stessi che li fa entrare in sintonia con il gruppo.

 

IL MOVIMENTO FONDAMENTALE FORMA DI ESPRESSIONE

Giocare saltando, correndo o ruotando su se stessi ha una grande funzione psicologica: serve per scaricare l’energia istintuale che non sempre può esprimersi come si vorrebbe. Nel movimento queste emozioni hanno l’occasione di prorompere e oggettivarsi, cioè prendere forma permettendo al bambino di liberarsene. Ciò avviene, per fare un esempio, quando un bambino corre e grida «corri che c’è il lupo!». Se ripensiamo a quando, da piccoli, ci capitava a noi di fare giochi simili a questo, possiamo forse riuscire a ricordare la verosimilità di quella situazione. Per noi il lupo nel buio c’era davvero e nel correre verso la mamma era come se sentissimo davvero il suo fiato sul collo. In realtà, in quel momento, il lupo non era altro che un’emozione forte e fisicamente presente dalla quale volevamo scappare.

 

ATTIVITÀ LIBERA, IMPROVVISAZIONE E NO AI GIOCHI DI SQUADRA

Questo meccanismo, utile da piccoli per liberarsi delle proprie paure, può trasformarsi in seguito in un’attività sportiva più definita come per esempio la corsa, in cui lo scopo è raggiungere il traguardo, ma anche lasciarsi alle spalle la strada percorsa, il cammino compiuto, il proprio passato, le proprie paure, anche quella oggettivata in un lupo. I bambini di questa fascia d’età sono ancora concentrati molto su se stessi. Anche se dai tre ai cinque anni la tendenza egocentrica tende a diminuire, il gioco che predomina è il cosiddetto “parallelo” ovvero quello nel quale più bambini svolgono la stessa attività contemporaneamente uno accanto all’altro, ma senza effettiva interazione. Proporre esercizi motori e coordinativi in cui è richiesta la collaborazione o i giochi di squadra, in quest’età non ha un riscontro positivo.

 

SI A SEMPLICI REGOLE E ATTENZIONE A COME PARLIAMO

Sono più congeniali i movimenti liberi, cadenzati dal suono e dalle regole, in cui i piccoli possano esprimersi sperimentando l’improvvisazione. Nel relazionarsi con questa fascia d’età, l’adulto dovrebbe essere bravo a usare “ad arte” il tono della voce e la mimica del volto, per stimolare la loro attenzione e incuriosirli. È necessario mostrarsi accoglienti, essere chiari nello scandire definizioni e nel dare spiegazioni. Inoltre per renderli partecipi a ciò che gli viene proposto, è bene coinvolgerli in proposte sempre diverse e nuove.

 

Leggi gli altri post a cura di Isabella Gasperini

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