Un blog al giorno

PENSIAMO PRIMA AI GIOVANI E POI AI CALCIATORI

Una riflessione sui pericoli cui sono esposti i ragazzi che giocano a calcio davanti i nostri occhi e, ogni tanto, meriterebbero uno sguardo più attento.

Eravamo seduti al club dello stadio, Stefano e io, a far finta di guardare la partita della Generazione chiamata 2.0. Eravamo seduti in cima alla tribuna, distanti quel tanto che basta per sentire il meno possibile l’inutile blaterare dei genitori, ben distinti dalla folla circostante. Strizzavo gli occhi per riuscire a vedere la palla passare di piede in piedi, ma in realtà ero distratto. Inseguivo una domanda che meritava una risposta, o per lo meno una riflessione. Osservavo il modo di vestire dei ragazzi e i capelli che portavano, intravedendo in loro un certo bisogno di assomigliare ai calciatori di oggi, quelli più in voga sulle copertine. In mano però avevo un giornale locale, e più sfogliavo quelle pagine rumorose più mi rendevo conto che in vista, vicino a famosi calciatori, erano finite vite umane spezzate dall’uso di una droga detta “pulita” chiamata ecstasy.

In prima pagina, apparivano foto dai colori luminosi di ragazzi troppo giovani per morire nell’indifferenza. Nessuna differenza da questi della Generazione 2.0 che davanti a noi stavano giocando la loro partita. Chissà se anche loro la sera prima si erano abbandonati con totale incoscienza allo “sballo” del sabato sera. Quel sabato che a tanti è costato la vita per un gioco troppo pericoloso. Continuavo a guardare a tratti verso il campo, con sguardo malinconico e perso. Un pensiero scuoteva la mia coscienza incatenata in uno stato di disarmante impotenza, facendomi riflettere su quanto il problema della droga si possa attribuire o meno a una mancanza di sani modelli educativi.

 

CAMPIONI ANCHE NELLA VITA?

Chiedo a Stefano se alcuni famosi giocatori possano essere d’insegnamento. Mi pare che molti di loro, pur avendo tutto, si perdano in quell’insignificante bisogno di apparire deboli di cultura, ma forti di eccessi e banalità. Eppure possiedono ricchezza e fama. Una corsia privilegiata per trasmettere alla Generazione sportiva 2.0 i giusti valori da seguire. Sono ascoltati e amati perché hanno raggiunto il sogno di molti giovani. Ho l’impressione che tanti ragazzi, non riuscendo nell’impresa verso il successo, si allontanino da quella fondamentale motivazione che porta l’essere umano a una crescita. Sono inconsapevoli di essere importanti, anche se sconosciuti alla massa.

Credo sia anche questa ricerca di figure da seguire, oltre alla paura di non riuscire a essere ciò che si sogna, a portare i ragazzi a scelte spesso più facili, a strade in apparenza meno scomode. In fondo forse per loro con una pasticca appare davvero tutto più facile. Con tono iroso, chiedo a Stefano se di questo dramma qualcuno si stia rendendo conto. A essere massacrate, con queste droghe sintetiche, oltre alle vite stesse, sono le intelligenze degli adolescenti, il bene più prezioso di ogni società che vuole distendersi verso un futuro migliore. Penso che chi può arrivare al cuore dei giovani non debba sprecare l’occasione di essere un modello umano e sportivo positivo. Aiutando piuttosto i ragazzi in difficoltà a non abbandonarsi alla corrente della vita, diventando invece tenaci naviganti. Il fischio dell’arbitro ci distoglie dalle nostre incertezze. La partita è finita, mentre l’interrogarsi su come aiutare davvero la Generazione 2.0 deve continuare.

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