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LA TECNICA APPLICATA NEL RISCALDAMENTO

Una proposta di attivazione strutturata secondo i criteri del Metodo Castello e pensata per lavorare sui fondamentali nella fascia agonistica del settore giovanile.

Nel calcio moderno, ancor più che in passato, lo spazio e il tempo sono variabili fondamentali nella strutturazione delle esercitazioni e delle sedute di lavoro. Sono unità di misura essenziali sulle quali rapportare qualsiasi elemento tecnico, tattico o fisico del calcio. Questo blog si occuperà di presentarvi una serie di proposte pratiche, pensate e realizzate secondi i criteri del Metodo Castello di Massimo De Paoli, per l’allenamento della tecnica messa in relazione con le variabili di spazio e tempo. Partiamo con un’esercitazione per la fase di attivazione. Nelle fasce d’età più basse si propone solitamente una messa in azione o un gioco iniziale, nel settore giovanile agonistico può essere utile ed efficace utilizzare un riscaldamento tecnico. L’attività è divisa in tre fasi, ciascuna con obiettivi differenti. Questa scomposizione è utile all’allenatore per modulare e correggere la proposta (togliere o aggiungere fasi) in funzione della qualità di esecuzione dei calciatori. Si tratta di un’esercitazione definita di sintesi, ovvero è opportuno proporla solo quando è stata appresa ognuna delle singole fasi.

 

PRIMA FASE

Disponiamo l’area di lavoro come nell’immagine (figura 1). Un giocatore trasmette il pallone verso una sagoma posta di fronte a lui, un compagno dovrà ricevere partendo dietro la sagoma e anticipandola. Il tempo è l’elemento chiave di questa prima fase. Al giocatore che deve ricevere non va data alcuna indicazione circa quando deve partire. È verosimile che con l’andare delle ripetute chi riceve si troverà a stoppare palla da fermo davanti al punto di riferimento. Se si vuole identificare per quel giocatore un ruolo ben definito (attaccante o difensore) deve iniziare il movimento:

  • prima del passaggio del compagno (attaccante che cerca lo smarcamento);
  • durante il passaggio del compagno (neutro, attaccante o difensore);
  • dopo il passaggio del compagno (difensore che cerca l’anticipo).

La scelta del momento in cui partire è, per il giocatore senza palla, il riferimento per lavorare sulla tattica individuale offensiva o difensiva. Altro parametro fondamentale è lo spazio. Delle tipologie di spazio finito e definito esistenti (punto, linea, superficie classificazione di Massimo De Paoli in “Specie di spazi”, notiziario del Settore Tecnico della Ficg, n° 1, Firenze, 2013 n.d.a.), in questa fase, considerando la ricezione, adottiamo il punto. Il calciatore senza palla deve sempre muoversi facendo rientrare nel proprio campo visivo palla, porta e avversario.

Figura 1: trasmissione, ricezione e smarcamento (Clicca sull'immagine per aprire la scheda completa)

SECONDA FASE

Una volta che il secondo giocatore ha ricevuto la sfera la restituisce al compagno (evitare trasmissioni in verticale, sono preferibili quelle in diagonale) il quale a sua volta giocherà il pallone verso l’esterno che attacca la fascia. Anche qui l’attenzione deve essere posta sulle variabili spazio e tempo. L’esterno al momento della ricezione del compagno deve trovarsi dietro la linea della palla poi cambiare passo e ricevere sul lungo smarcandosi sulla diagonale alta. L’esercizio si chiude con l’esterno che passa il pallone al portiere il quale a sua volta glielo restituisce secondo le seguenti modalità:

  • il portiere deve uscire lateralmente dallo specchio della porta per non incorrere in rischi in caso di errore suo o del compagno;
  • l’esterno dopo avere appoggiato all’estremo difensore, deve abbassarsi finché il portiere non ha stoppato il pallone, aprirsi in ampiezza e poi attaccare la profondità.

Affinché il passaggio del portiere e lo smarcamento dell’esterno risultino efficaci è evidente, in questa fase, l’importanza della corretta correlazione tra spazio e tempo.

 

LA ROTAZIONE DEI RUOLI

Far ruotare i ruoli incide sul carico cognitivo in funzione di come viene richiesto: può anche non essere previsto (ognuno torna nella sua posizione originaria). Quando l’allenatore ritiene che l’attività sia stata ben compresa da tutti i giocatori, può:

  • aumentare l’intensità e quindi il carico metabolico;
  • far cambiare di posizione i giocatori incrementando il carico cognitivo.

Per i giocatori è più gradita la rotazione alla fine di ogni serie piuttosto che a ogni azione.

 

GLI ALTRI PARAMETRI PER MODULARE L’INTENSITÀ

Per gestire al meglio i carichi, l’istruttore deve saper gestire oculatamente i parametri dell’esercitazione. In base al numero di giocatori potrà prevedere una o più postazioni e quindi lavorare su due fronti speculari tra loro come descritto in figura 1. Il carico metabolico è modulato da chi è designato a dare il via (portieri o allenatore). La frequenza tra un comando e l’altro non deve essere casuale, ma relazionata ai meccanismi energetici che il tecnico vuole attivare definendo il rapporto tra il tempo di lavoro e quello di recupero. All’inizio si può lavorare con le mani, diminuendo il carico cognitivo, per permettere ai calciatori di automatizzare la sequenza dell’esercitazione. Per aumentare l’intensità si può ridurre la distanza tra i riferimenti, lavorando con le mani o con i piedi (in questo caso è imprescindibile che l’esercitazione sia già stata assimilata e serve qualità tecnica da parte dei giocatori). Se si ha a che fare con gruppi eterogenei si possono individualizzare le proposte: per esempio due postazioni con parametri differenti. Fate eseguire inoltre l’esercizio sia a destra sia a sinistra (basta spostare due coni).

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