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CALCIO: UN ANNO CON RENZO ULIVIERI

Il presidente degli allenatori italiani lancia la sua stagione di fianco a Francesco Leone, tecnico dei toscani del Filvilla. E arrivano subito consigli utilissimi.

«Tu come lavori? Come giochi?» È Renzo Ulivieri a rompere il ghiaccio col presente Francesco Leone a margine dell’intervista concessa al nostro direttore Michele Di Cesare. Il presidente dell'Aiac farà da tutor al giovane tecnico, per l’intera stagione, nella sezione dedicata “Alleniamoci Insieme”. Un blog che partirà a breve e che vorrà essere un confronto a tre: l’allenatore dilettante, il tecnico professionista e voi lettori sulle problematiche tecniche e tattiche di una stagione calcistica. E fin dalle prime battute dal confronto nascono temi tutti da leggere e approfondire…

 

Leone: «Noi ci disponiamo coll’1-4-3-1-2, il centrocampo a rombo, abbiamo giocatori adatti a questo tipo di soluzione. Recentemente però in coppa abbiamo pareggiato pur facendo noi costantemente la partita e senza trovare la soluzione al bandolo della matassa. Ho notato che siamo andati molto per linee orizzontali ma senza riuscire a verticalizzare sul trequartista anche perché gli avversari hanno giocato molto stretti in mezzo al campo. Allora abbiamo cercato di spingere con i terzini ma non siamo riusciti a segnare.»

 

Ulivieri: «Quando è così, con le squadre chiuse al centro, c’è poco da fare è giusto allargare il gioco e spingere sulle fasce. A questo punto però va valutato come attaccate la porta sui palloni provenienti dall’esterno, se avete preparato qualcosa in allenamento. Per esempio esercitazioni e principi su come si attacca una difesa quando si arriva sul fondo e si fa il cross: bisogna lavorarci. Come idea che tipo di lavoro pensi di fargli fare o avete fatto?»

 

Leone: «Noi ragioniamo così, la punta più vicina alla palla sceglie il palo da attaccare e gli altri si adeguano di conseguenza, se la scelta ricade sul primo palo gli altri due uno attacca il centro area e l’altro il secondo»

 

Ulivieri: «Così non funziona. Scommetto che vanno fuori tempo, giusto? – Leone annuisce - Lo so perché l’ho provato tante volte anche io ma i miei attaccanti facevano fatica e il risultato non è mai stato quello atteso. Se entro in area e devo guardare cosa fa quello prima di me e poi muovermi non trovo più il tempo sulla palla. In queste situazioni si ragiona sull’attimo, sulla frazione di secondo e te lo dice uno che ha fatto esattamente come te, ho fatto fare anche il classico incrocio. Tante volte mi sono scontrato con i miei attaccanti che mi dicevano che non funzionava, finché ho capito cosa volessero dirmi. Le punte, quelle "vere", non guardano il loro compagno, guardano il difensore. Se chi difende il primo palo è messo non benissimo (in ritardo o troppo in anticipo) lo attacco davanti o dietro, se invece è messo molto bene mi stacco. Quindi qual è il riferimento per il movimento della punta? Il difensore. E vale anche per il secondo attaccante. Inutile dirgli vai sul secondo palo! E se c’è già il difensore cosa va lì a fare?»

 

Leone: «Quindi bisogna lavorare su ripetizioni di azioni d’attacco dalla fascia con i difensori attivi?»

 

Ulivieri: «Si e abituare le punte alla misura dello spazio da attaccare che non puoi definire tu ma lo definisce il difensore. Se è in ritardo gli rubo il tempo e lo anticipo, se è in anticipo sulla palla dietro non ci può più arrivare quindi mi metto lì e spero che il pallone passi, se è messo perfetto ci stacchiamo in una zona libera. Gli spazi di riferimento sono questi. Il concetto è: perché non si fa gol? Perché gli attaccanti aspettano che parta la palla e poi vanno. L’attaccante deve andare in uno spazio libero e sperare che la palla arrivi li, se accade facciamo gol, se la prende il difensore fa niente. Sperare è la parola chiave.  Devo sperare che il pallone arrivi dove ho deciso di andare perché li sono libero se faccio diversamente sarò sempre in ritardo. I giocatori che fanno questa scelta sono quelli che segnano tanto credetemi, gli altri fanno sempre solo quattro cinque reti l’anno. Date ai vostri giocatori il principio: grandi attaccanti come per esempio Hernan Crespo me l’hanno confermato se prendevano i tempi sui compagni non beccavano palla quasi mai…»

 

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