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NON SMETTETE DI LAVORARE

Con o senza stimoli di classifica la squadra deve dare continuità a principi, obiettivi e lavoro atletico. È un investimento per il futuro

La stagione regolare volge al termine. Nonostante un girone di ritorno eccellente (otto vittorie su dodici gare) non abbiamo grandi obiettivi di classifica e trattandosi di atleti dilettanti ho la tendenza a “mollare” un po’ in termini di carichi di lavoro. In queste condizioni si cerca un giusto equilibrio tra divertimento, attività che diano continuità ai principi e gli obiettivi perseguiti nel corso della stagione e la tenuta generale della condizione atletica.

 

I PRINCIPI

I principi dal più elementare al più complesso, sono paletti che sono stati fissati, a inizio stagione, attorno ai quali ruota tutto. Non li sottovaluto mai, sono al centro delle mie decisioni. Dalle regole di gestione del gruppo alla strutturazione delle sedute di lavoro. Costruire un allenamento divertente, per esempio, è un principio e un obiettivo. Assunto siano stati scelti in modo corretto offrono vantaggi non sempre evidenti ma certi. Danno sicurezze al gruppo, aiutano a prendere decisioni, forniscono alla squadra un messaggio chiaro di coerenza. Ed essere coerenti, nella gestione di uno spogliatoio, è una componente fondamentale del nostro compito. Essere coerenti porta in dono credibilità e autorevolezza.

GLI OBIETTIVI

Beh questi dovremmo averli tutti ben chiari sin dall’inizio. E non parlo di risultati in senso stretto. Il calcio è fare un gol più degli altri certo. È vincere le partite, ovvio. Ma le responsabilità di un allenatore impongono anche altri obiettivi, che sono strettamente correlati ai principali. Parlo di crescita del singolo, del gruppo e della squadra. Muoversi meglio in campo, avere distanze corrette, in allenamento e in gara, scaglionamenti fatti decentemente, coperture. La tecnica certo è più lenta ad allenarsi e si acquisisce con velocità inversamente proporzionale all’età anagrafica. Noi siamo una prima squadra pertanto di giovanissimi nessuno, qualche poco giovane sì. Non è e non era lecito aspettarsi chissà che cosa, anche se ci abbiamo lavorato, e tanto, soprattutto in situazione. I ragazzi raccoglieranno frutti più evidenti col tempo e la costanza nel lavoro.

 

LA CONDIZIONE ATLETICA

Sotto il punto di vista atletico, non avendo rush finali da affrontare è improbabile chiedere di spingere troppo a dei dilettanti sostanzialmente dopolavoristi. Però lavorare in mantenimento, non smettere del tutto, quello sì. Se si è messo del fieno in cascina in stagione è opportuno non disperdere tale patrimonio in estate. Si fa veramente tanta fatica poi a ricominciare, partendo di nuovo da zero, con la stagione successiva. Chi, grazie a qualche piccolo sforzo, si manterrà in condizione non potrà che trarne vantaggio e, anzi, capitalizzerà il lavoro organico fatto nell’anno precedente. Anche per questo ho chiesto aiuto a Giorgio D’Urbano.

D’URBANO IN AIUTO

Ci siamo sentiti, fra me e lui c’era in sospeso la mezza domanda di fine post precedente. In breve se fosse corretto inserire il lavoro a secco aerobico solo nel finale della seduta. «In linea generale le possibilità si riducono a tre – mi ha spiegato – e dipendono tutte dalle esigenze del tecnico e dal programma di lavoro che è stato pensato e stilato. Se la seduta è ragionata per fini prevalentemente tecnici allora sicuramente l’aerobia va fatta al termine. Nel caso in cui, invece, l’allenatore non abbia particolari esigenze tecniche o tattiche allora il consiglio è di alternare le proposte. La terza possibilità è che il mister ritenga di voler scegliere per un robusto lavoro condizionale e allora la parte atletica va all’inizio e ciò che resta, se resta, lo si fa in situazione. È possibile, come è capitato a me, che il tecnico parta con un idea di programma. Eseguita la parte condizionale, pesante, decida di finire l’allenamento anzitempo». Mi sono permesso di far notare che per noi, a parte nella fase di precampionato, la cosa è quasi improponibile, non è fattibile con due soli allenamenti a settimana. «Sicuro -  la sua risposta -  queste sono linee guida generali. Nel tuo caso e per le tue convinzioni va bene come hai pensato di fare. Vada per l’aerobia sempre a fine seduta però attenzione. Se il mister dilettante vede, o valuta misurandolo, che la squadra stia attraversando un chiaro momento di scadimento di condizione atletica bisogna correre ai ripari e investire del tempo sull’allenamento fisico». 

 

UNA PROPOSTA AEROBICA IN SITUAZIONE

Una delle esercitazioni che vengono utilizzate anche dai professionisti per allenare la componente aerobica palla al piede è il “Back to back”, sicuramente conosciuto da molti di voi. Lo abbiamo provato su indicazione del prof al mercoledì, giorno che per noi è il primo di allenamento dopo la gara di campionato. È risultato gradito e divertente anche se, dico a chi non l’ha mai proposto, c’è da aspettarsi qualche brontolio… “Eh ma mister… altroché partita… qui continuiamo a correre…” È, di fatto, una partita ma ha forte connotazione aerobica. Nel caso in esempio si gioca dieci contro dieci. L’area di lavoro va preparata come in figura 1 (cliccandola si apre la scheda dell’esercizio con la descrizione dettagliata delle modalità di svolgimento).

 

Leggi gli altri post e guarda le esercitazioni a cura di Gianluca Ciofi e Giorgio D'Urbano

Figura 1 - Un esempio di Back to back, esercitazione aerobica con la palla

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