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CALCIO E GIOVANI: LE ESERCITAZIONI… SU MISURA

Nelle esercitazioni curiamo anche gli aspetti relazionali e non solo quelli motori e tecnici. Le proposte di Simone Susio con la guida di Roberto Mauri.

L’allenatore come un abile regista deve essere in grado di stimolare la presa di iniziava dei giocatori con l’obiettivo che riescano a mettere in mostra le loro parti creative sia da un punto di vista relazionale sia tecnico. Autonomia di decisione e presa di responsabilità sono due componenti fondamentali per la crescita dei giovani, così come ci suggerisce il tutor di questo blog, Roberto Mauri. In questo post ci occupiamo, parlando con il linguaggio del Metodoblò, delle “competenze scenografiche” dell’istruttore e di quanto una costruzione adeguata degli spazi di gioco possa dare risultati inaspettati durante lo “spettacolo teatrale” della partita.

 

OSSERVARE I BAMBINI PER CAPIRE

Per meglio addentrarci nell’argomento vi chiedo di guardare il filmato di apertura: cosa vi colpisce dell’attività proposta? Se la risposta è… “nulla”, vi chiedo di porre maggiore attenzione ai movimenti dei ragazzi durante la partita. Ancora niente? Provo allora a presentarvi gli obiettivi che mi ero posto durante l’esercitazione (situazionale complessa). La proposta era la seguente:

 

QUATTRO CONTRO QUATTRO CON DOPPIA PORTA SU CAMPO RIDOTTO

Si gioca un quattro contro quattro in un campo di dimensioni ridotte, ogni squadra difende due porte. Variante. Divido il campo a metà in senso verticale e concentro i giocatori tre contro tre.

 

OBIETTIVI DELL’ESERCITAZIONE

  • Tecnico: controllo, ricezione e conduzione.
  • Tattico: smarcamento.
  • Motorio: perfezionamento degli schemi motori di base.
  • Pedagogico: gestione del contatto fisico e del dialogo.

È un fatto casuale che durante una partitella e in pochi secondi ben quattro bambini siano a terra a rotolare, scivolare, parlare dell’accaduto e osservarsi? La risposta probabilmente è no perché a monte c’è una scelta di dimensione degli spazi di gioco, adeguati alle caratteristiche del proprio gruppo. Se partiamo dal presupposto che lo sport è palestra di vita è implicita l’importanza di allenare sia gli aspetti tecnici e motori sia quelli relazionali. In questo esempio, dunque, utilizzo uno strumento conosciuto (la partita) per stimolare l’attività tecnica e al contempo mi occupo dei bisogni evidenziati dalla squadra per:

  • facilitare il dialogo;
  • aumentare le possibilità di toccare la palla;
  • far gestire loro in autonomia i momenti di conflitto;
  • rendere i bambini autonomi nelle scelte.

Leggi gli altri post e guarda le esercitazioni a cura di Simone Susio

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