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HO UNA FRATTURA DA STRESS: COSA FACCIO?

I sintomi che devono far insospettire il calciatore, quale riabilitazione e soprattutto come fare prevenzione.

Nelle fasi precoci, l’unico sintomo utile per riconoscere una frattura da stress è la comparsa di un dolore localizzato in un’area ben specifica, presente durante lo sforzo e che recede con il riposo. L'evoluzione del disturbo è in genere molto lenta: per settimane o mesi il sintomo è lieve, insidioso e compare solo sotto sforzo. Col passare del tempo il dolore aumenta fino a divenire costante e, in alcuni casi, a presentarsi anche durante lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Il dolore viene di solito descritto come persistente e profondo, la cui insorgenza è in molti casi associata a una modificazione del regime di allenamento del calciatore. Solo in rari casi, il sintomo compare improvvisamente in relazione a un movimento o a uno sforzo particolarmente intenso.

 

DIAGNOSI DIFFICILE E SPESSO RITARDATA

Una tempestiva diagnosi è fondamentale per evitare ulteriori aggravamenti del quadro clinico che, a causa della lenta insorgenza dei sintomi e della loro aspecificità, in alcuni casi può essere raggiunta in tempi lunghi. Ciò è dovuto al fatto che spesso i giocatori continuano ad allenarsi sopportando il dolore fino al momento in cui diventa così acuto e persistente da richiedere l'intervento medico. Si ritiene che siano due i fattori principalmente coinvolti nel processo diagnostico: l’attenta analisi clinica dei sintomi e la corretta interpretazione degli esami radiologici. Importante sarà dunque la comunicazione al medico di ogni informazioni sulla propria storia clinica insieme ai dati relativi al tipo di allenamento, di calzature utilizzate, al terreno di gioco, all’alimentazione e alla regolarità dei cicli mestruali, se trattasi di calciatrici. Nel corso della visita, l’assetto posturale del giocatore sarà attentamente valutato alla ricerca di fattori di rischio biomeccanici (per approfondire clicca e leggi post precedente). Nella maggior parte dei casi, la palpazione dell’area ossea coinvolta evoca dolore molto acuto. La radiografia rappresenta l’esame da prediligere in caso di sospetta frattura da stress, poiché se positivo permette di confermare la diagnosi. Tuttavia, anche la radiografia, nelle fasi iniziali spesso non è in grado di evidenziare il danno osseo e pertanto il medico può eseguire accertamenti più approfonditi quali RM (risonanza magnetica), TC (tomografia computerizzata) o scintigrafia ossea.

 

IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO

Il percorso riabilitativo procede di pari passo con il processo biologico di guarigione del tessuto osseo. Prevederà quindi una prima fase di controllo del dolore e dell’infiammazione al fine di agevolare la formazione e la maturazione del callo osseo. Inizialmente il calciatore dovrà utilizzare un tutore funzionale che garantisca l’adeguata immobilizzazione e che permetta la deambulazione con le stampelle. Al fine di mantenere tono, flessibilità ed elasticità muscolare adeguati, sono consigliati esercizi di stretching in scarico. Allo stesso tempo sarà importante prevenire il decondizionamento atletico, stimolando l’attività cardiovascolare aerobica attraverso allenamenti con ciclo-ergometro per gli arti superiori e attività in acqua quali nuoto e jogging (corsa in acqua). In questa fase, è indicato anche l’utilizzo di terapie fisiche, su tutte le onde d’urto focalizzate, che possono agire sia da stimolo antinfiammatorio sia come biostimolante sulla rigenerazione ossea. Il sintomo dolore è il parametro di giudizio per decidere quando progredire nell’intensità del trattamento. Gradualmente il carico sull’arto affetto sarà consentito, si abbandoneranno le stampelle e si introdurranno esercizi più intensi di rinforzo della muscolatura, sempre evitando pericolosi sovraccarichi biomeccanici. Alla fine di questa fase, il calciatore dovrà essere in grado di camminare in carico completo senza dolore. Da questo momento, si alterneranno periodi di riposo ad iniziali camminate veloci. Se non si presenta dolore, l’allenamento continuerà incrementando l’intensità sino a introdurre la corsa lenta. La caratteristica più importante di questo tipo di programma riabilitativo è l’alternanza tra fasi di carico e di scarico, così da consentire un corretto rimodellamento osseo. La scena riabilitativa si sposterà infine sul campo di calcio dove il giocatore sarà sottoposto a training specifico direttamente nel suo ambiente.

 

COME PREVENIRE?

Un’adeguata conoscenza e identificazione dei fattori di rischio e la loro pronta correzione può prevenire l’insorgenza di fratture da stress ed eventualmente ridurre il rischio di nuovi episodi lesivi e recidive. L’utilizzo di plantari adeguati è un’utile arma di prevenzione in calciatori con alterazioni biomeccaniche degli arti inferiori o problemi posturali. Molto importante è il confronto con allenatori e preparatori atletici per condividere programmi di allenamento appropriati prima della ripresa dell’attività agonistica. Ogni futura modifica del carico di lavoro in allenamento andrà effettuata in maniera lenta e progressiva. L’insorgenza di dolore persistente che si manifesta durante l’attività e recede a riposo, dovrà essere monitorata attentamente. L’aspetto alimentare andrà accuratamente monitorato, evitando riduzioni eccessive dell’apporto calorico.

Con la collaborazione del Dr. Cristiano Sconza (clicca e leggi gli articoli precedenti).

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