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CALCIO: COME GESTIRE GLI ADOLESCENTI

Nell’età più delicata della crescita di un calciatore la figura dell’allenatore è determinante. Come comportarsi? I consigli e gli errori da non commettere.

I calciatori che appartengono alla categoria Giovanissimi e Allievi rappresentano per il mister (e per i genitori) un interlocutore complesso, col quale spesso si ha difficoltà a relazionarsi.  L’interazione con l’adulto è in parte ancora connotata da un bisogno di dipendenza, in parte è espressione del loro nascente bisogno di autonomia di pensiero e di azione. I ragazzi, nella fase dell’adolescenza, assumono verso gli adulti atteggiamenti contraddittori, di critica e contemporaneamente di ammirazione. In questa età, domina il bisogno di identificarsi con il gruppo, di comportarsi in funzione degli altri e non del proprio modo di essere. Ciò accade perché l'adolescente non sa bene chi sia, forse è più esatto affermare che egli vaghi alla ricerca della sua identità che si stabilirà con il tempo, dopo aver vissuto un periodo nel quale senso di fragilità e voglia di ribellione sono latenti. Comprendere tutto ciò può servire all’allenatore per riconoscere e capire le dinamiche nelle quali alcuni elementi del gruppo si fanno influenzare dai compagni. Se questo accade più che forzare i più fragili a non farlo è opportuno incoraggiarli a credere nelle loro qualità, avendo cura di rimarcarle.

 

CAPIAMO CON CHI ABBIAMO A CHE FARE

Il genitore e l’allenatore devono saper tollerare l’incostanza emotiva degli adolescenti. Mai come in questo momento della loro vita i ragazzi hanno bisogno di adulti decisi, che sappiano indirizzarli con regole e autorevolezza, e dare loro certezze, dal punto di vista affettivo, attraverso l'ascolto, la comprensione e la serenità. Una serenità che non si deve incrinare di fronte a stranezze o capricci. Questo significa che in campo l’allenatore avrà risultati più efficaci, se saprà mostrare loro dove e come possono migliorare, assumendo un atteggiamento che fortifichi la fiducia nella riuscita degli intenti. Rimarcare gli errori con tono di rimprovero potrebbe alimentare la loro debole autostima e destabilizzarli, provocando reazioni di chiusura o di stizza e creando ancora più distacco nel rapporto col mister. Questo non significa che non debbano essere rimproverati, ma che sarebbe bene farlo con un atteggiamento equilibrato: un pugno di ferro in un guanto di velluto.

IL CORPO CHE CAMBIA, I RAGAZZI LO SENTONO

Un altro aspetto di cui tener conto è la suscettibilità che i giovani hanno nei confronti del loro corpo e delle loro capacità fisiche. Bisogna fare attenzione a come si commentano le loro prestazioni atletiche. Se hanno la sensazione di essere svalutati, la delusione di non sentirsi come gli altri vorrebbero potrebbe ritorcersi negativamente nella relazione con l’allenatore e inficiare il clima della squadra. Usare affermazioni anche scherzose nei confronti del loro aspetto fisico può generare esagerate ripercussioni negative. Il turbamento emotivo dovuto alla trasformazione fisica, tipica di quest’età, si manifesta proprio quando il gioco del calcio acquisisce connotazioni sempre più agonistiche e aumentano le richieste prestazionali. Il consiglio è che l'allenatore li faccia esercitare a una sana competizione che rafforzi tenacia e determinazione a non abbattersi nel caso in cui il rendimento non sia stato brillante.

 

I GIOVANI SONO SPUGNE

I ragazzi assorbono ciò che sentono provare dagli adulti, nei quali vedono un punto di riferimento. Un allenatore troppo competitivo che non riesce a gestire la sua smania di vincere trasmette involontariamente la sua ansia ai ragazzi. È il mister a influenzare la qualità dell'aria che si respira nello spogliatoio. Se l'allenatore capisce quanto è forte l’ascendente che ha sui suoi giocatori, può modulare le sue emozioni e arrivare a gestire il clima del gruppo in modo positivo.

 

ASSECONDATE E GUIDATE LA LORO CRESCITA

Accettare e accogliere le loro vulnerabilità, canalizzare la voglia di vincere nella forza del gruppo, aver fermezza di fronte alla loro irruenza oltre a sensibilità nei momenti di incertezza. Sono queste le strategie utili sulle quali costruire una relazione che stimoli la serenità e le sicurezze che sono loro necessarie lungo il percorso verso il mondo degli adulti. Il loro essere rassicurati dipende sia dall’atteggiamento determinato e fermo del mister (un esempio nel quale identificarsi) sia dal suo fare paterno e capace di ascoltare anche ciò che i giovani calciatori non dicono e molto spesso comunicano con atteggiamenti e reazioni. Alzare un muro trattandoli in modo autoritario e troppo distaccato, a questa età, è assai rischioso.

 

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